A un anno dalla nascita del Califfato guidato dal sunnita Abu Bakr al Baghdadi, l’Isis ha colpito, in appena 24 ore, Francia, Kuwait, Tunisia e Somalia. Lo ha fatto in pieno Ramadan, il mese di digiuno e preghiera per i musulmani, e dopo l’esortazione di uno dei suoi portavoce, Abu Mohammed al-Adnani, a trasformare questi 30 giorni «nell’inferno degli infedeli». Quattro micidiali attentati per dimostrare che i jihadisti dello Stato islamico non sono affatto in ritirata. Approfittando dell’inerzia europea e soprattutto della riluttanza senza strategia di Barack Obama, l’Isis persegue con tenacia e crudeltà il suo obiettivo, massacro dopo massacro, e si prepara a mettere in pratica la sua "strategia globale" di conquista in cui rientriamo anche noi, troppi vicini a una Libia in ebollizione per poterci considerare immuni dal contagio. La patria che fu di Gheddafi, infatti, potrebbe essere la prossima a cadere nelle mani dello Stato islamico. Divisa fra due governi e due parlamenti, quello di Tobruk, riconosciuto dalla Comunità internazionale, e quello di Tripoli, in mano agli islamici, la Libia potrebbe diventare facile preda dei combattenti dell’Isis che dal loro quartier generale, Nawfaliyah, roccaforte dello Stato islamico ad est del tratto di costa che controlla fino a Sirte, fanno proseliti. Anche dopo aver perso Derna (ma per mano di Al Qaeda) addestrano nuove leve, mettono su centri di reclutamento, uccidono utilizzando affiliati (come avvenuto a Bengasi nei giorni scorsi), attendono il momento opportuno, che potrebbe essere proprio il Ramadan, per lanciare l’offensiva e usare la Libia come "testa di ponte" per allargare i suoi obiettivi. L’Italia è il primo della lista. Il nostro Paese, inoltre, è terribilmente vicino anche alla debole Tunisia, l’unico Stato dove la "primavera araba" ha avuto successo ma che ora barcolla sotto i colpi dei "lupi solitari" dell’Isis. In Europa, i combattenti fedeli ad al Baghdadi non sarebbero soli, ma troverebbero ad attenderli più di 6mila "complici" jihadisti. Intanto l’Isis controlla il 50 per cento della Siria, dove trova resistenza solo nei peshmerga curdi che ieri hanno riconquistato Kobane. In mano allo Stato islamico c’è anche Palmira. L’Isis è presente anche in vasti territori dell’Iraq, come Mosul (due milioni e mezzo di abitanti) e Ramadi, e fa paura anche nello Yemen. I suoi tentacoli si estendono anche in Afghanistan, Caucaso, Striscia di Gaza, Sinai e minacciano di arrivare fino ai Balcani. Anche in questo caso a due passi da casa nostra.
Ecco l’inferno globale del Califfo
Le zone del mondo sotto scacco dello Stato islamico
