Politica

De Magistris e quell’allergia per le toghe

di Amedeo Laboccetta *È il contrappasso dantesco o, se preferite, la nemesi storica di una ex toga d’assalto ossessionata dai magistrati. Luigi de Magistris, sindaco «scadente» (nel senso che manca...

È il contrappasso dantesco o, se preferite, la nemesi storica di una ex toga d’assalto ossessionata dai magistrati. Luigi de Magistris, sindaco «scadente» (nel senso che manca circa un anno al termine del mandato) ha provato a diffamare un uomo perbene come Raffaele Cantone attribuendogli manovre opache, in combutta con il fratello revisore dei conti dell’azienda pubblica di raccolta rifiuti SapNa, per far saltare la nomina di un manager. Ovviamente, è tutta una gran bugia. Ma non è tanto questo gretto episodio a far riflettere quanto la tendenza che il primo cittadino partenopeo mostra nei confronti dei suoi colleghi del tempo che fu. Oggi attacca Cantone, reo ai suoi occhi di avere quella credibilità e quella levatura istituzionale che lui mai esibirà; ieri ha distrutto Antonio Ingroia buttandolo nell’arena elettorale; e ancor prima ha azzoppato Antonio Di Pietro, facendogli una guerra senza quartiere all’interno di IdV. E questo senza considerare l’esperienza nella giunta arancione di Pino Narducci, costretto a lasciare la città e le funzioni di pm dopo aver subìto dal sindaco la sfiducia a mezzo stampa. È evidente che vive un profondo disagio nei confronti degli ex colleghi, de Magistris. Con Cantone il giochetto è fallito, ma non è detto che il sindaco con la bandana non ci riprovi. In quest’ultimo scorcio di consiliatura, de Magistris si dimostrerà per quello che è: un formidabile attaccabrighe. Uno che ammazza (politicamente) a sangue freddo, come ha sperimentato qualche giorno fa l’ex vicesindaco Tommaso Sodano, costretto alle dimissioni e messo all’angolo. È fatto così Giggino. Un vampiro della politica: succhia il sangue di chi gli porge la vena (Beppe Grillo, i girotondini, il popolo viola, i ragazzi di «Ammazzateci tutti») e poi lo scarica, tradendolo. Ma il sindaco è nudo. E non è certo un bel vedere. Era partito galoppando in sella a un cavallo bianco, ora arranca in groppa a un ciuchino. Ma la corsa è finita, purtroppo per lui. E per fortuna dei napoletani che, nel 2016, potranno ricacciarlo nell’ombra.

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