L'indagine «Erga Omnes» ha alzato il sipario su un sistema in cui i consiglieri regionali si sarebbero appropriati illegalmente di circa 2 milioni 500mila euro di fondi pubblici. Gli inquirenti hanno anche ricostruito la lista degli acquisti del senatore Antonio Bilardi: un televisore Grundig 32 pollici, una penna Mont Blanc, 22 set di vino (da sei bottiglie l’uno), sei mazzi di carte da gioco, 100 rubriche telefoniche, stampe personalizzate, pranzi in ristorante e materiale informatico. Tutti acquisti effettuati, secondo gli inquirenti, con soldi pubblici della Regione Calabria, quando Biliardi era capogruppo in Regione. Per Ncd si tratta di nuova grana giudiziaria, dopo la richiesta d’arresto della Procura della Repubblica di Trani per il senatore Antonio Azzolini, travolto da un’inchiesta per il crac da 600 milioni di euro delle case di cura Divina Provvidenza in Puglia. Stando ai magistrati calabresi, «Bilardi nella qualità di consigliere regionale e capogruppo del gruppo consiliare presso la Regione Calabria denominato “Lista Scopelliti” e quindi pubblico ufficiale e Carmelo Trapani nella qualità di collaboratore del primo e soggetto a sua completa disposizione, si appropriavano mediante prelievi indebiti dal conto corrente del gruppo consiliare e comunque sostenendovi spese in realtà risultate avere finalità private e in ogni caso non ammissibili a rimborso: 94mila 229 euro per il 2010, 153mila euro per il 2011 e 109mila 886 euro per il 2012». Secondo il gip «l’attuale incarico politico-istituzionale di massimo prestigio, colloca il Bilardi nella posizione ideale per continuare a commettere reati della stessa specie di quelli per i quali si procede». Il giudice aggiunge che «nella veste di senatore della Repubblica, infatti, egli viene a godere della disponibilità di ingenti fondi pubblici a diverso titolo, avendo peraltro conservato un solido legame con loro coloro che sono attivamente impegnati nelle istituzioni locali, dalla Regione al Comune di Reggio Calabria». Il politico, dunque, avrebbe fatto «un vero e proprio commercio del proprio ruolo istituzionale, per nulla sensibilizzato dall’investitura popolare ricevuta. (...) Non solo la qualità e sistematicità delle condotte colpisce, esemplificazione di una spiccata tendenza a delinquere, ma certamente anche l’entità dell’appropriazione appare un dato da tenere in considerazione». Un sistema di rimborsi, quello vigente nella Regione Calabria, dove «non era consuetudine presentare pezze d'appoggio», scrive il gip. Anche Luigi Fedele aveva spiegato agli inquirenti come funzionava: «Non facevo mai la ricevuta onestamente...sono da 20 anni alla Regione non sono mai...noi abbiamo portato questa documentazione perché era giusto presentarla...cioè non presentarla, tenerla!».
Rimborsi falsi, nei guai Pd e Ncd
Chiesti gli arresti domiciliari per l’ex assessore Giovanni Bilardi, senatore di Alfano
