È possibile che dalle ceneri dell’amministrazione Marino possa nascere qualcosa di buono. Secondo Matteo Orfini sì. Il presidente del Pd e commissario del partito romano ne è convinto. Così da un lato difende il sindaco «baluardo della legalità», dall’altro si allinea alla posizione di Matteo Renzi, seppur in modo ambiguo. L’ex dalemiano figlio del partito e di quelle correnti che oggi vuole azzerare spiega chiaramente che «non esiste» che il Pd sfiduci Marino. Ma, siccome Renzi, la Boschi e la Serracchiani di fatto l’hanno sfiduciato da giorni, aggiunge che «tutti insieme faremo una valutazione» solo dopo che il prefetto Gabrielli avrà inviato la propria relazione sull’opportunità di sciogliere o meno il Comune di Roma per mafia. Dunque qualsiasi decisione politica viene demandata al prefetto. L’impressione è che il Pd inviti Marino a un cambio di passo che in due anni non c’è mai stato e che oggi sembra come a una sfida ad andare a piedi sulla Luna. Altrimenti meglio andare a casa. Ma se cambio di passo deve esserci, se Roma non verrà sciolta per mafia, se l’inchiesta non travolgerà altri pezzi di maggioranza, se il Pd non se la sentirà di chiedere ai propri consiglieri di staccare la spina al sindaco, allora l’unica via è quella del rimpasto di giunta. E la componente ex dalemiana che fa riferimento a Orfini qualche nome buono da spendere ce l’ha, gli assi nella manica non mancano, a partire da Claudio Mancini, ex consigliere regionale durante la legislatura Polverini non ricandidato e acerrimo avversario dei dalemiani di Umberto Marroni. Allora il piano-Orfini prende corpo: se Renzi dovesse decidere di salvare Marino, il commissario è pronto a entrare con propri uomini nel governo cittadino, prendersi il Pd romano e scalare il Pd nazionale. Naturale che a molti non stia bene. A partire dai renziani e dai popolari che marcano la distanza da una linea politica chiusa a sinistra, aperta al socialismo ma non al riformismo. Traduzione: via Marino, ma via anche Orfini. Serena Visintin, ex assessore provinciale ed ex vicesegretario romano del Pd, ipotizza l’ipotesi di Silvia Scozzese come commissario del Pd romano, per costruire un Pd più aperto e salvare le poche cose buone dell’amministrazione Marino: il risanamento del bilancio. La Scozzese viene dall’Anci, mondo politico-professionale della Visintin, ma anche del sottosegretario Angelo Rughetti e del segretario regionale Fabio Melilli, riferimenti politici della Scozzese. Insomma, il Pd non orfiniano ha altre idee e Silvia Scozzese, data in predicato di dimettersi da assessore al Bilancio, potrebbe incarnarle, saldando nuove alleanze e una nuova piattaforma politica per il dopo-Marino.
L’ex dalemiano Orfini tenta la scalata al Pd
La strategia del giovane turco oltre il sostegno al sindaco Renziani e popolari pensano alla Scozzese commissario
