Il prefetto sceriffo, che ai tempi in cui guidava i «Servizi» veniva soprannominato «epurator» per la quantità di imboscati da lui snidati e rispediti alle amministrazioni di provenienza, al termine del commissariamento, che è probabile per via del Giubileo venga anche prolungato, secondo Palazzo Chigi, potrebbe accettare di guidare una lista civica non sgradita al Pd per il Campidoglio. Allo stato, secondo Renzi, Gabrielli è l’unico candidato in grado di convogliare, in nome della trasparenza e della rottamazione, i voti della protesta e sconfiggere i due candidati oggi potenzialmente vincitori, cioè Alfio Marchini e Giorgia Meloni. Questo scenario consentirebbe al Premier anche di tentare un avvicinamento agli elettori del M5S, Renzi sa benissimo che i conti con il Pd romano non tornano e cerca quindi altre sponde. Riuscirà l’ex rottamatore ad assicurare una via d’uscita onorevole a Marino? Certo il sindaco non gliela rende facile con le sue uscite improbe. Però a Ginevra c’è chi sta riservatamente cercando, tra mille difficoltà, una designazione di prestigio in uno dei nuovi progetti dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’agenzia delle Nazioni Unite dove Marino potrebbe tornare a occuparsi di qualcosa che gli sia più congeniale dopo la sua «sfortunata» esperienza politica.
La carta segreta di Matteo è il prefetto
Il prefetto sceriffo, che ai tempi in cui guidava i «Servizi» veniva soprannominato «epurator» per la quantità di imboscati da lui snidati e rispediti alle amministrazioni di provenienza, al termine...