Politica

Padre Fedele: "Non ho toccato quella suora"

Per nove anni il sacerdote è stato accusato di stupro

Per nove anni, agli occhi dell’opinione pubblica, padre Fedele Bisceglie è stato uno stupratore. Ad accusarlo era stata una suora dell’Oasi Francescana di Cosenza. A condannarlo, due volte, ci aveva pensato la magistratura, finché la Cassazione non ha ordinato di rifare il processo. Qualcosa nelle accuse della religiosa non quadrava e gli avvocati del frate, Franz Caruso ed Eugenio Bisceglia, lo avevano scoperto. Ma i magistrati erano andati avanti per la loro strada, certi della colpevolezza di padre Fedele. Si sbagliavano, come dimostra l’assoluzione della Corte d’Appello di Catanzaro.     Padre Fedele, per anni ha portato addosso una “macchia” indecente per chiunque, ma ancora di più per un frate. Ora lei è un uomo innocente. «È difficile descrivere i sentimenti interiori in questo momento. Io sono un figlio di San Francesco d'Assisi, sono un innamorato di Gesù Cristo che in questi nove anni e mezzo mi ha sostenuto moltissimo di fronte a lla calunnia diabolica. Mi hanno accusato di aver commesso dei peccati che io non ho neanche pensato»     Ma allora, padre, le accuse della suora, che le erano costate una condanna a 9 anni, da dove nascono? «La suora non ha agito da sola, perché inventarsi sei stupri, di cui due di gruppo, non è da tutti. Dietro di lei c'è stata la spalla forte della chiesa locale, anche se non tutta. Quante volte ho chiesto un confronto ai membri della Chiesa. Si sono rifiutati di incontrarmi».     Perché qualcuno della chiesa locale avrebbe spalleggiato la suora nelle accuse? «Perché io volevo difendere i poveri, soprattutto quelli dell'Istituto Papa Giovanni di Serra d’Aiello (una struttura sanitaria gestita dalla curia arcivescovile di Cosenza e finita al centro di uno scandalo, ndr). Quei poveri emarginati, malati, sono stati sfruttati a fini economici. Io volevo che tutto finisse, con quell’opera missionaria volevo aiutare i più deboli, ma qualcuno si sentiva scavalcato e temeva che la mia presenza avrebbe impedito di approfittarsi dei malati. Mi hanno fatto fuori per questo. Così come mi hanno allontanato dall’Oasi Francescana di Cosenza, che ora è diventata una fonte di guadagno».     Eppure la suora l’ha accusata fino alla fine. «La responsabilità più grossa ce l'hanno le Superiori, lei è stata solo una vittima, imbrigliata in un gioco troppo grande. Poi i miei avvocati hanno scoperto che la suora, e Dio mi perdoni per quanto sto affermando, non svolgeva esattamente una vita da religiosa all’Oasi Francescana. Ma io la perdono. Prego perché si penta. Ed è inutile che le sue Consorelle ora dicano che vogliono leggere le motivazioni dell’assoluzione. L'unico dovere che hanno è quello di aiutarla a togliersi questo masso dal cuore e dalla mente e di fare in modo che chieda perdono a Dio. La chiesa dovrebbe intervenire non per punirla ma per farla rinsavire».     Padre, lei è stato condannato due volte, molti pm e giudici l'hanno ritenuta colpevole «Io voglio credere che fossero in buona fede, ma qualcuno di loro non lo era. Se un fascicolo di 280 pagine, dal quale emergeva l’assoluta inattendibilità della suora, che a Roma aveva denunciato tre falsi stupri ai suoi danni, è venuto a galla solo perché i miei avvocati l’hanno trovato e non perché i magistrati lo hanno presentato in aula, è evidente che la buona fede dei pm è mancata. Io li perdono, ma hanno giocato sulla pelle dell'innocente».     Ma lei non ha davvero niente da farsi perdonare? Dall’altare ho sempre dichiarato di essere l'ultimo dei sacerdoti e il primo dei peccatori. Sono un essere umano soggetto a debolezze e tentazioni ed ho sempre chiesto perdono per tutte le mie mancanze. Ma quello che mi è stato addebitato dalla suora non è mai stato nella mia mente. L'ho giurato sulla Bibbia e con la mano sul crocifisso».

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