«Ci prendono in giro in tutta Europa. Siamo lo zimbello d’Europa, non voglio far questa figura». Matteo Salvini, leader della Lega Nord, torna all’attacco del governo sulla questione immigrati. Sul tavolo la bozza che dovrebbe essere ratificata nel prossimo consiglio Ue di giovedì. Una bozza che, se da un lato stabilisce il principio della redistribuzione negli stati europei di 40mila profughi attualmente ospitati da Italia e Grecia, dall’altro lascia ai singoli governi il compito di mettersi d’accordo sulla questione delle quote. «Le altre nazioni fanno i loro interessi - spiega Salvini - Renzi o è sfortunato o proprio non è capace: ha incontrato Cameron e Cameron gli ha detto: "pacca sulla spalla, ti mando tre agenti segreti in Sicilia però di immigrati non me ne mandi neanche uno". Ha incontrato Hollande, anche lì gran pacca sulla spalla però la Francia continua a presidiare il confine di Ventimiglia. L’Austria respinge al Brennero, la Germania fa finta di niente». Il leader del Carroccio quindi non molla un tema grazie al quale la Lega sta continuando a rastrellare consensi. Ma sul tavolo in questi giorni c’è anche il rassemblement del centrodestra che Berlusconi ha rilanciato ieri in un’intervista su Il Giornale. Il leader di Forza Italia ha invitato il Carroccio a mettere da parte tutti i veti pr creare un contenitore unico dei «moderati» che possa sfidare il Pd - e più in generale la sinistra - alle prossime elezioni. Un chiaro assist a Salvini e al tempo stesso una netta chiusura a chi, all’interno di Forza Italia, auspicava una ripresa del Nazareno. «Chi dissente è fuori dal partito» l’avviso lanciato dal Cav a verdiniani e altri tentati dal sostegno a Renzi. Di questo si parlerà oggi nell’annunciatissimo incontro tra Berlusconi e Salvini. Anche se il leader della Lega ha ribadito che a sciogliere il proprio partito per confluire in un «calderone» non ci pensa proprio. «Si può collaborare - ha detto - ma no ai minestroni, non funzionano». In realtà che sia necessario rimettere insieme i cocci del centrodestra è convinzione comune sia tra le mura di Forza Italia che tra quelle del Carroccio. E, altro punto sul quale al momento entrambi i protagonisti concordano, è quello relativo alla leadership: per ora non va discussa. Un po’ perché in questo momento Berlusconi partirebbe eccessivamente svantaggiato, un po’ perché a Salvini finora bastano le aperture fatte dal Cavaliere sulle ipotetiche primarie che si terranno a ridosso delle prossime elezioni politiche. La data dello scioglimento del Parlamento rappresenta in realtà un fattore decisivo per il futuro del centrodestra. Se Berlusconi è convinto che Renzi - seppur indebolito - riesca ad arrivare al 2018, Salvini sull’argomento resta molto più prudente. Anche per questo non ha ancora sciolto la riserva su un’ipotetica candidatura a sindaco di Milano. Se comunali e Politiche dovessero tenersi a ridosso le une delle altre, il leader del Carroccio propenderebbe per la corsa nazionale. Scenari del futuro. La realtà, per ora, parla di un incontro che potrebbe essere solo il primo di una lunga serie e nel quale verranno poste le basi per l’avvio di un percorso comune. Che non sarà in ogni caso un partito unico, semmai una federazione. Un concetto che, non bastasse Salvini, rafforza anche Roberto Maroni: «L’idea di un contenitore e' deprimente - attacca il governatore lombardo - il partito è una cosa viva mentre Berlusconi ha un’idea troppo aziendalista della politica. Le nostre posizioni sono ancora lontane».
Salvini: "Siamo lo zimbello della Ue"
Il leader del Carroccio contro il premier: "Incontra tutti ma ottiene solo pacche sulla spalla"
