Politica

Una speranza in famiglia

segue dalla prima pagina Le parole-chiave del popolo delle famiglie mandate da p.za S. Giovanni all'intera Italia sono forza, coraggio e speranza. Questa piazza ha avuto la forza non di una massa...

segue dalla prima pagina Le parole-chiave del popolo delle famiglie mandate da p.za S. Giovanni all'intera Italia sono forza, coraggio e speranza. Questa piazza ha avuto la forza non di una massa senza identità, ma di un milione di persone consapevoli che il futuro dell'Italia passa dal futuro della famiglia, e che fare male alla famiglia significa fare male all'intera Italia. C'è una emergenza: le famiglie in Italia sono sotto tiro; quando su una casa cadono le bombe si pensa a mettersi al riparo e a far smettere il bombardamento. Ne sono cadute parecchie di bombe sulle famiglia negli ultimi mesi. Non c'è solo la gravissima imposizione dell'ideologia del gender nelle scuole, ma sono piovuti divorzio breve e divorzio facile, fecondazione eterologa e la selezione genetica degli embrioni, per citare solo alcuni esempi. Ma c'è una bomba che sta per essere lanciata : si chiama legge sulle unioni civili. Il nome è unioni civili, la sostanza è matrimonio fra persone dello stesso sesso. Non c'è da spendere molte parole. L'art. 3 del ddl Cirinnà applica alle unioni civili fra persone dello stesso sesso, esattamente come per il matrimonio, una serie di norme, fra cui gli art. 143, 144 e 147 del codice civile: gli stessi che il sacerdote o l'ufficiale di stato civile legge al momento delle nozze, quelli che descrivono i doveri e i diritti dei coniugi. L'art. 1 prevede una cerimonia di avvio - la dichiarazione va fatta alla presenza di due testimoni - e si parla di stato vedovile se uno dei due muore. Qualcuno dice: ma a voi che cosa interessa? Se due persone si vogliono bene perché non possono sposarsi? Non è questione di volersi bene; è che la Costituzione considera la famiglia più di qualsiasi altra comunità per una ragione precisa: perché senza la famiglia non nascono i figli, e senza figli una nazione muore. Il principio di eguaglianza impone di mettere sullo stesso piano situazioni eguali. E qui le situazioni sono diverse: ieri il milione di persone di p.za S. Giovanni ha avuto il coraggio di dire nel modo più chiaro possibile che è profondamente ingiusto mettere sullo stesso piano la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna e l'unione fra persone dello stesso sesso. Dicendo questo non si discrimina nessuno! Se passiamo in rassegna quello che l'ordinamento riconosce già da tempo a chi fa parte di una convivenza scopriamo che c'è già tutto: l'assistenza sanitaria, la successione nella locazione, il permesso di assentarsi dal lavoro per problemi di salute del convivente. C'è tutto tranne tre voci: la pensione di reversibilità, la quota di legittima nell'eredità, l'adozione. Non parliamo di altro, se no perdiamo tempo. Parliamo di adozione, perché questo è il nodo cruciale. Col ddl 'Cirinnà' apre la strada all'adozione: significa che se una donna ha un bambino la sua compagna dello stesso sesso può adottarlo. Se passa questo, qualsiasi giudice estenderà la possibilità di adottare a tutte le coppie dello stesso sesso, considerando discriminatorio che lo prevedi solo per alcuni e non per tutti. E il popolo delle famiglie ha detto un no chiaro alle adozioni gay.

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