Eravamo rimasti alla retorica renziana sui sindaci. Il premier, ai tempi delle primarie, vi costruì buona parte della sua fortuna presentandosi come «uno di loro», pronto a tradurre su scala nazionale il modello di governo della città, fondato sulla presa di coscienza dei problemi concreti. Si è visto come sta andando a finire. Non solo la velocità di Renzi si sta rivelando un girare in tondo, ma l’idealtipo amministrativo del Pd nelle città crolla sotto i colpi di scelte sbagliate dei candidati, scandali e veti incrociati. Al contrario, a destra, ecco s’avanza una strana classe dirigente. Impegnata ma non ortodossa, in molti casi slegata dalle logiche di partito ma in grado, forse proprio per questo, di chiamare a sé un intero blocco, realizzando sul territorio ciò che ai leader nazionali, al momento non riesce. L’esempio conclamato di questi giorni è il neo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro . Civico fino al midollo, uomo di impresa e di sport (è patron di un’antica squadra di basket), ha saputo in poche settimane colmare il gap di popolarità che lo separava dal suo avversario Felice Casson e per il ballottaggio ha raccolto l’elettorato centrodestra e non solo, considerando il suo appeal molto «renziano». Risultato: 53,2% di voti e Venezia scivolata dalle mani della sinistra dopo ventidue anni. La sua vittoria si affianca ad altri trionfi, o quantomeno ottime performance, che hanno punteggiato il Paese negli ultimi mesi. Come quella del giovane consigliere Galeazzo Bignami , 10 mila preferenze alle scorse Regionali in Emilia Romagna. O come la vicenda del sindaco di Perugia, Andrea Romizi . Proveniente dalle fila del movimento giovanile di Forza Italia, è uscito vittorioso dalle elezioni amministrative dello scorso anno in cui ha strappato la città a un dominio della sinistra che durava dal dopoguerra. Sempre nella rossa Umbria spicca la figura di Claudio Ricci . Ingegnere nella vita, di formazione dc, sempre contenuto e pacato, è in Forza Italia, ma «poco osservante». Anche e soprattutto nell’appeal, piuttosto monacale e ben lontano dal prototipo berlusconiano dell’immaginario collettivo. Da sindaco di Assisi, Ricci è riuscito ad non applicare alla città alcuna addizionale Irpef. Alla guida della coalizione del centrodestra regionale, ha impensierito non poco la presidente uscente Catiuscia Marini, che ha ottenuto il secondo mandato sul filo di lana. Sempre al centro, nella regione confinante, troviamo Guido Castelli , sindaco di Ascoli Piceno. Di Forza Italia (ma di provenienza aennina), può vantare la riconferma elettorale, l’anno scorso, vincendo al primo turno in una città che, nel contestuale voto europeo, aveva visto dilagare Pd e M5S. Andando più su, le elezioni regionali in Liguria hanno visto emergere Giacomo Giampedrone . Un passato in Forza Italia, lo scorso anno è stato eletto sindaco da indipendente di centrodestra ad Ameglia, in provincia di La Spezia. Quest’anno ha affiancato la campagna elettorale di Toti risultando poi eletto nel listino del presidente. Da tenere d’occhio, inoltre, la casella romana. Qualora la situazione dovesse precipitare con il voto anticipato, nel centrodestra sono in molti (Berlusconi in primis) a guardare con favore ad Alfio Marchini . Nel 2013 fece da «terzo incomodo» tra Marino e Alemanno, guidando anche lui una lista civica, e ora è una figura molto accreditata per attirare consensi trasversali. Nomi e storie quindi, a dimostrare che nel centrodestra qualcosa può maturare. «Dal basso» e senza coccarde troppo vistose.
Brugnaro e gli altri: c’è vita oltre il Pd
I trionfi ai ballottaggi galvanizzano Forza Italia: Berlusconi riparte dagli amministratori
