Francesco Cossiga, in Paradiso, non sta nella pelle quando ha saputo della trombatura di Felice Casson a Sindaco di Venezia. «Giulio, Giulio… hai saputo dell’ex magistrato?», vociava affannato verso Andreotti, il quale, invece stava parlicchiando con un suo vecchio amico già parroco di San Giovanni dei Fiorentini assieme al cardinal Angelo Felici, quello che, in vita, lo portava a passeggiare a Villa Borghese. «Dai Francesco! Basta con questi magistrati, me ne sono appena liberato, ora stiamo parlando di come coinvolgere la Caritas, un po' troppo assente in questi anni, per quei poveri immigrati». «Tu sempre con i preti, io parente di vecchi massoni invece mi sono divertito a vedere Casson ‘cassato’!» «Felice Casson… come lo chiamavi? L’efebo di Venezia. Ci fece litigare per la vicenda Gladio, ricordi?» «Come non potrei, la struttura clandestina creata nel dopoguerra nell’eventualità di un attacco sovietico che io preferivo chiamare ‘Stay Behind’. È proprio lui, pensava di aver scoperto l'acqua calda già allora e di conoscere i nomi dei mandanti di tutte le stragi avvenute in Italia». «Dimmi. cos'è successo. Da vecchio cronista de ‘Il Popolo’sono sempre rimasto curioso. Chiedo agli amici un attimo di pazienza, tanto qua non ci corre appresso nessuno, se Dio vuole...». «Candidandosi a Sindaco di Venezia con la sinistra, dopo vent’anni, il comune è tornato a destra. «Un miracolo davvero, ma i veneziani sono lungimiranti, hanno capito che per ‘meritarsi una città migliore’, questa era la ‘cassonata’ propagandistica di Casson, hanno giustamente scelto Luigi Brugnaro». «A me dispiace invece, ci saremmo potuti divertire. Magari forte dell’appoggio dei centri sociali avrebbe abolito la Mostra del Cinema sostituendola con una mostra sulle macchine da tortura della Rivoluzione Francese.... Lui voleva far confessare chiunque». «Tu scherzi sempre, ricordati quando da Presidente del Consiglio insieme a Giuliano Vassalli, allora Guardasigilli, ti abbiamo difeso e non abbiamo permesso che venisse ad interrogarti al Quirinale per poi magari accusarti di volere il colpo di Stato...». «Che tempi caro Giulio, quando i comunisti dicevano che ero matto… ed io ho anche minacciato di far circondare il Consiglio Superiore della Magistratura dai Carabinieri». «Lascia perdere, fra un po’ dobbiamo tornare a pregare, magari recitiamo un rosario anche per Renzi, mi pare che si sia proprio incartato». «Sì come succedeva a te, e ricordi Giulio, cosa dicevo?» «Me lo sono legato al dito, un Presidente della Repubblica resta, un premier va a casa». «Le solite tue picconate, Francesco». «Non scherziamo; se cade Renzi gira voce qui che quel simpaticone di Sergio Mattarella ci mette Raffaele Cantone e per noi democristiani meglio guardare da quassù...».
Cossiga e Andreotti in festa per la debacle del pm Casson
di Luigi Bisignani
