Politica

"Così ho violato il feudo della Boschi"

Parla Ghinelli, che ha portato il centrodestra al trionfo nella culla del renzismo: "Da Arezzo un segnale nazionale, smascherata la retorica della rottamazione"

«Arezzo è il cuore del renzismo, qui il ministro Maria Elena Boschi è venuta un paio di volte in campagna elettorale, il suo paese Laterina non dista molto e Rignano sull’Arno, il paese di Matteo Renzi è a una ottantina di chilometri. Qui il candidato renzianissimo, Matteo Bracciali, ha perso e noi abbiamo rimontato, rispetto al primo turno, quasi nove punti». Alessandro Ghinelli, di centrodestra, appoggiato da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e da una lista civica che porta il suo nome, è il nuovo sindaco di Arezzo, la città toscana simbolo della sconfitta di Matteo Renzi alle amministrative, più di Venezia, perché qui a perdere è stato un renziano e non un esponente della minoranza di sinistra, come Felice Casson a Venezia.     Sindaco Ghinelli, lei ha rottamato il renzismo? «Nel ballottaggio la gente vuol vedere in faccia i candidati. Lui, Matteo, era giovane, rampante, renziano e sul profilo Facebook aveva scritto, professione politico. Io sono meno giovane, non renziano ed ho il mio lavoro. Bracciali è stato sponsorizzatissimo dalla Boschi, è il segnale che il renzismo batte la fiacca».     Sta cambiando il vento? «Con il voto di Arezzo diciamo che è finito il discorso, l’equivoco anagrafico della rottamazione per cui se uno è giovane allora è bravo a prescindere. La verità è che conta altro: essere onesti, avere una professionalità, risolvere i problemi dei cittadini. Dopo la vittoria mi ha chiamato Silvio Berlusconi. Per complimentarsi. Ad Arezzo durante la campagna elettorale è venuto Matteo Salvini, due volte, e a differenza di altre città della Toscana qui non è stato contestato. Anzi. Vede, io credo che la mia vittoria sia prima di tutto una vittoria aretina, legata alla città, qui la mia lista è il secondo partito dopo il Pd, ma anche un modello e un segno politico a livello nazionale. Il modo in cui si è mosso il centrodestra arrivando a una vittoria che sembrava difficile, credo possa essere percorribile altrove. Poi c'è da dire che negli ultimi nove anni...».     Cosa, dica pure? «Beh, la città batteva la fiacca e il sindaco del Pd, Giuseppe Fanfani (ndr, nipote di Amintore, ora nel Csm) dopo un primo mandato discreto, nel secondo faticava. E non c’entra Fanfani, è che il Pd che sosteneva l’amministrazione era diventato un sistema di veti incrociati, gli han fatto fare poco insomma. Nel dopo Fanfani, quelli del centrosinistra, han voluto puntare sulla città cuore del renzismo, per sedurre, e questo non ha pagato».     I suoi primi atti da sindaco quali saranno? «Prima di tutto farò ripartire la trattativa, anche se sembra una brutta parola, con il personale del Comune che ha avuto il blocco dei contratti unilaterale, senza discutere, da tre anni. Perché una macchina amministrativa funzioni bene bisogna che il rapporto tra sindaco e dipendenti dell’amministrazione comunale funzioni, nell’interesse di tutti i cittadini. Voglio recuperare il rapporto con la polizia municipale, e riportarla in strada perché tra i cittadini di Arezzo il bisogno di sicurezza è alto e io voglio che il nostro territorio sia ben controllato».     Esiste un’emergenza immigrazione anche da voi? «Abbiamo anche noi i nostri migranti ospitati. Io dico, non prendiamone altri e quelli che ci sono magari facciamoli stare meglio. Ma non datecene di più. E poi io voglio sapere, di questi migranti, quanti sono, chi sono e cosa fanno. Un paese civile questo deve fare». Ad Arezzo, nel cuore del renzismo, governerà il centrodestra. A pochi passi da Rignano (paese di Renzi) e da Laterina, borgo della Boschi. E di Pupo, quello che canta «gelato al cioccolato, dolce e un po’ salato». Stavolta, per i renziani, salatissimo.

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