Politica

Un altro appello di Zagrebelsky. Per Marino

In passato ne ha firmati decine. E anche stavolta con l’«intellighenzia» di sinistra

L’«appellite» di Gustavo Zagrebelsky. Il giurista, ex presidente della Corte Costituzionale, ne ha firmato un altro, di appello. Stavolta in difesa del sindaco di Roma Ignazio Marino, barcollante dopo l’esplosione del secondo capitolo di Mafia Capitale. Insieme a Furio Colombo ed altre personalità della stessa «parrocchia» intellettuale, Zagrebelsky si è infatti rivolto al premier Matteo Renzi per avvertirlo: «Nessuno tocchi Marino». Ci ha tenuto a sottolineare, il più strenuo difensore «a prescindere» della Costituzione italiana, che «l’attacco al sindaco serve a perpetuare lo scempio morale e politico a cui è stata sottoposta Roma da anni. Se avesse esito, priverebbe la città di un'occasione per una svolta positiva». E poi: «Il duraturo sostegno che il premier e altri protagonisti della vita pubblica offriranno a Roma e a chi oggi ha il compito di amministrarla, costituirà la prova della loro volontà di combattere la piaga della corruzione». Tradotto: se Renzi molla Marino sarà in qualche modo «complice» dei corrotti. Ma l’«appellite» del costituzionalista ha radici antiche. Il 7 luglio 1994, insieme ad altri 70 docenti, firma un invito a denunciare il tentativo di «svuotare la Costituzione» con le riforme. Nel novembre dello stesso anno sottoscrive un documento contro l’acquisizione dell’Einaudi da parte della berlusconiana Mondadori. Nel giugno del 1995 fa suo l’appello per biasimare l’attacco di alcuni esponenti della sinistra contro i giudici, e dopo una lunga pausa dovuta alla sua nomina prima come giudice della Consulta e poi come suo presidente, riprende in mano la penna e accusa la Cei di aver invitato gli italiani a non votare nel referendum sulla fecondazione assistita. Un anno dopo si appella a chi dirige i media italiani affinché diano visibilità ai referendum contro la devolution, e poi sigla un manifesto che mira ad «azzerare la controriforma» della Costituzione voluta dal centrodestra. Nel 2007 si schiera contro per le unioni civili e subito dopo firma contro il Lodo Alfano e la cosiddetta norma salva-processi. È il 2009 quando, insieme a cento costituzionalisti, critica l’eccessivo ricorso ai decreti legge, e poi ancora un appello alla sinistra italiana affinché si presenti alle elezioni europee con idee chiare sul programma. Zagrebelsky trova pure il tempo per firmare il milionesimo appello che mette sotto accusa la norma che punisce ingresso e soggiorno degli immigrati illegali e poi si schiera, sottoscrivendo un manifesto, contro chi vuole mettere mano alla legge sulle intercettazioni. I suoi appelli non potevano non contemplare anche l’abolizione del «porcellum» e persino la richiesta agli italiani di non vedere Sanremo per via della decisione di far risuonare all’Ariston le note dell’inno fascista «Giovinezza». Non può ovviamente sorprendere la richiesta di dimissioni indirizzata a Silvio Berlusconi dopo lo scoppio del caso Ruby, e nemmeno quella per la verità sulla Strage di Bologna. Prima dell’appello pro Marino delle ultime ore, Zagrebelsky ha firmato pure quello per eliminare l’omofobia nelle scuole e infine quello contro il duo Cav-Renzi, colpevoli, secondo il «costituzionalista reazionario», di voler promuovere un «svolta autoritaria».

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