L’Imperatore Vespasiano, già qualche millennio fa, aveva invitato il figlio Tito a non sottilizzare sulla provenienza del denaro. Molti politici la pensano allo stesso modo: un voto parlamentare, al pari della pecunia, non olet e non importa da dove o meglio da chi provenga. Questo 2015 rischia seriamente di passare alla storia come l’anno in cui il doppiopesismo ha raggiunto il suo acme. Non si era mai visto un numero così cospicuo di distinguo, di sfumature, di «se», di «ma», in base al colore delle giunte, all’appartenenza di un indagato, alla convenienza del momento, come per magia i nemici di ieri diventano gli amici di oggi e i traditori di ieri diventano i responsabili di oggi. Denis Verdini, l’uomo nero di ieri, accusato dal centrosinistra anche di aver allargato ulteriormente il buco dell’ozono, sta per portare in dote al Governo una quindicina di senatori, freschi, freschi, per puntellare la traballante maggioranza di Palazzo Madama. La lista è ancora occulta e sono già iniziati i distinguo di chi, pur intenzionato a votare le riforme, non ci pensa minimamente di farsi bollare come verdinano. Matteo Renzi, da buon pragmatico, non guarderà in bocca ai cavalli donati dall’ex coordinatore azzurro, ma, tra i primi nomi che iniziano a trapelare, alcuni sono avversari storici del Partito Democratico, altri sono stati messi ripetutamente alla berlina tra frizzi e lazzi o insultati quando fecero un’operazione analoga in soccorso del governo Berlusconi. Era l’estate del 2010 quando la scissione dei finiani portò alla nascita dei gruppi parlamentari di Futuro e Libertà. Con la regia nemmeno troppo occulta di Gianfranco Fini si arrivò al voto di una mozione di sfiducia nei confronti dell’esecutivo il 14 dicembre. Il Cavaliere si salvò grazie soprattutto ai voti di alcuni «responsabili», esterni al Pdl, che costituirono successivamente il gruppo di Popolo e Territorio alla Camera e Coesione Nazionale al Senato. Il fallimento dell’omicidio politico del Governo esasperò la frustrazione dei «congiurati» e dell’opposizione che iniziarono a prendersela con i colleghi che avevano votato la fiducia, additandoli come prezzolati voltagabbana se non di peggio. In attesa di vedere come saranno accolti i neo responsabili, ricostruiamo il recente passato di alcuni papabili e i giudizi che furono espressi.
Verdini, Razzi, Bondi e gli altri Ora il Pd rivaluta gli ex nemici
Manuel Fondato L’Imperatore Vespasiano, già qualche millennio fa, aveva invitato il figlio Tito a non sottilizzare sulla provenienza del denaro. Molti politici la pensano allo stesso modo: un voto...