Politica

La Pisana ora trema Zingaretti non molla

Il governatore: "Dimissioni? Non condivido"

Nicola Zingaretti va avanti, pur nella consapevolezza che il quadro generale si fa ogni giorno più complicato. L’onda lunga della seconda maxiretata di Mafia Capitale si abbatte sul Consiglio regionale. Nei corridoi della Pisana, all’indomani delle dimissioni del capogruppo Pd Marco Vincenzi, non si parla d’altro. Nel pomeriggio è previsto il dibattito in Aula con la relazione del governatore del Lazio, ma il chiacchiericcio di consiglieri e portaborse è orientato a ben altro. Ansia, tensione e nervosismo sono palpabili. Così come la preoccupazione che nuovi sviluppi dell’inchiesta della Procura di Roma possano travolgere la Regione Lazio. La lettura dei giornali non migliora l’umore generale, anzi. Zingaretti si presenta puntualissimo in Aula. Nel corso dell’intervento, dodici pagine che filano via in neanche mezz’ora, ribadisce che la Regione si costituirà parte civile al processo su Mafia Capitale, riconosce la correttezza dell’opposizione, pur «critica» nel chiedere le sue dimissioni, «richiesta che non condivido ma rispetto». Insomma, Zingaretti va avanti anche perché «nessun membro della giunta risulta coinvolto». Il presidente ricorda le inchieste sull’ex capo di gabinetto Maurizio Venafro e sulla responsabile della centrale unica degli acquisti Elisabetta Longo e l’arresto di Guido Magrini, ma sui politici coinvolti ammonisce: «Nei partiti non sono tutti uguali. Guai a mettere tutti nello stesso sacco, in un polverone che rischia di gettare nel fango anche qualche persona perbene. Lasciamo lavorare con serenità la magistratura, seguiamo gli sviluppi», senza strumentalizzazioni. Naturalmente, a Zingaretti non sfuggono la delicatezza e la drammaticità del momento. Mafia Capitale «non è una meteorite che cade in un giardino pulito, guai a dare una lettura riduzionista. Era chiaro l’affermarsi, negli ultimi anni a Roma e non solo, di una vera e propria mutazione genetica del concetto stesso di azione politica, troppo slegata da valori, programmi, tensione etica, e troppo ambigua in un’idea perversa della gestione del potere come beneficio per se stessi. Il potere come opportunità di carriera e arricchimento personale, e sempre meno come opportunità di realizzare progetti collettivi, visioni e speranza». Un’idea «troppo trasversale tra schieramenti diversi» che ha portato «al saccheggio dello Stato con conseguente riduzione dei servizi per i cittadini». In questo contesto, le scelte operate dalla Regione hanno costituito «un argine», certamente «non sufficiente». Per questo Zingaretti non si sottrae «alla richiesta di una maggiore responsabilità nella ricerca di ulteriori strumenti» contro il malaffare. Ma le cure proposte sembrano all’opposizione un’aspirina: un seminario a ottobre sulla corruzione riservato agli enti locali ed entro luglio una bozza di Protocollo di legalità sui lavori pubblici ad opera dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità, allargato a un rappresentante della Dia. Zingaretti parla di «preoccupante nuova forma di illegalità» e sprona «partiti e istituzioni a una scelta di campo inequivocabile per la legalità e la moralizzazione» della politica. Per il governatore siamo in presenza «di una situazione di incredibile degrado morale, caratterizzata da un intreccio di relazioni che ha tentato, e probabilmente a volte riuscito, a minare la trasparenza e la legalità degli atti amministrativi». Ma Zingaretti esclude categoricamente accordi su gare o appalti. Una relazione che non convince le opposizioni. Mentre i sostenitori del M5S protestano esponendo cartelli con la scritta «onestà» capeggiati dalla deputata Roberta Lombardi, la consigliera grillina Valentina Corrado annuncia la mozione di sfiducia contro Zingaretti. Francesco Storace (La Destra) tuona: «A Roma c’è il circo Orfini e attacca chiunque sul suo cammino. Io non accetto più che dia del mafioso a persone oneste. È più facile che si voti prima in Regione che al Comune di Roma. Lei ci deve convincere sul motivo per cui deve rimanere al suo posto. Noi dobbiamo capire cosa succederà». Storace si dice «orgoglioso del fatto che il mio nome nelle carte processuali non c’è» e chiosa: «Lei è sicuro che Marco Vincenzi - che diserta l’Aula ndr - non sia indagato, spero che non debba tornare qui lei nel caso scopriamo tra qualche mese che invece lo è. Non sono convinto che l’inchiesta sia finita qui». Per il capogruppo Ncd Daniele Sabatini «senza autocritica è difficile proseguire» la legislatura e accusa Zingaretti di scarsa umiltà e responsabilità: «Siamo convinti che non tutta la politica sia da censurare ma per poter proseguire è necessario che la politica faccia passi in avanti, è indispensabile che la politica sappia regolamentarsi». Il capogruppo di FI Antonello Aurigemma e Pietro Sbardella chiedono le dimissioni di Zingaretti. E alla mozione di sfiducia dei grillini si aggiunge quella delle altre opposizioni: La Destra, FI, Ncd, FdI, Lista Storace ritengono infatti «insoddisfacente» la relazione del governatore, la cui posizione viene definita «superficiale e debole». A stabilire quando le due mozioni verranno poste in votazione sarà nei prossimi giorni la conferenza dei capigruppo. Le due mozioni verranno poste in votazione tra una decina di giorni Zingaretti dal canto in sede di controrepliche ribadisce di aver offerto «un terreno di confronto» impegnandosi a costruire un programma di controllo sul’utilizzo che i Comuni fanno dei finanziamenti regionali e a «costruire insieme risposte ancora più radicali» rispetto a quelle «anche insufficienti» poste in campo fino ad oggi. L’ultima stoccata è per i grillini: «Facile pronunciare la parola onestà, ma è molto più complesso e importante trasformarla in atti amministrativi che cambino le cose».

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