Politica

Buzziland, dove son tutti parenti: "Salvatore? È un bravo Cristo"

Viaggio nel "feudo" di Concerviano

Dai monti di Rieti a Roma. La storia del dominus delle coop di «Mafia Capitale», Salvatore Buzzi, parte da molto lontano. Da Pratoianni: agglomerato di case dove, d’inverno, ci vive solo una persona, che di Buzzi è pure parente. Pratoianni insieme a Bivio, Cenciara, Musignano e Vaccareccia sono frazioni di Concerviano, comune abitato da 320 anime. Per arrivare bisogna munirsi di un navigatore e tanta pazienza. Le stradine sono strette e tortuose, occorre viaggiare a passo d’uomo perché ci si può imbattere in greggi di pecore che sui cigli della strad, a tratti sterrata, brucano in libertà. In cima fa freddo, almeno dieci gradi in meno rispetto alla temperatura di valle. Uno dei motivi per i quali Salvatore Buzzi ci trascorreva le estati qui, dov’è nato e dove, nonostante le ambizioni l’abbiano portato lontano, ha mantenuto uno stretto legame col territorio, e non solo affettivo. Il centro è piazza San Nicola, l’unica del paese. Qui sorge il comune guidato da Pierluigi Buzzi, cugino di Salvatore e figlio dello storico sindaco Damiano, scomparso nel 2001. L’assise comunale è formata da dieci componenti, di cui due Buzzi. «In consiglio sono tutti con Buzzi - dice l’unica consigliera di opposizione, Pamela Rossi - A maggio, per farmi prendere meno voti hanno creato una lista civetta che fa “finta opposizione”». «I Buzzi sono tutti parenti - dice un anziano seduto sull’uscio di casa - Salvatore certo che lo ricordo. Sua madre era la mia maestra. Il padre aveva fatto fortuna con la guerra, era un invalido con meriti e terreni, poco dopo acquistò diversi appartamenti a Roma. Brava gente. Salvatore è andato via dal paese quando era giovane, ma tornava molto spesso». Infatti non riusciva a stare più di due mesi senza farsi vedere. Prima d’oggi le sue puntate furono interrotte solo nel 1980. Storiaccia da cronaca nera che scosse le anime di questo posto quanto le seconde manette scattate lo scorso anno. Il 26 giugno 1980 le coltellate che ammazzano Giovanni Gargano, pregiudicato ventenne, sono 34. Succede dopo una lite, e l’assassino è Buzzi, all’epoca 25 anni, che vive ancora con i genitori, al quartiere della Magliana di Roma. È un bancario, forse lo stipendio da impiegato gli va stretto. Per questo architetta truffe ai danni dello sportello: ruba assegni e li gira al complice che li incassa. Poi però Gargano prende a ricattarlo con la minaccia di rivelare tutto ai superiori. Chiarimento di conti violento: «L’ho disarmato per difendermi e poi ho perso la testa» dirà a sua discolpa. Pugnalate, manette e carcere. Pena di anni 14 e 8 mesi. L’omicidio, la condanna, la laurea in Lettere in carcere, la votazione di 110 e lode. Una fine pena anticipata dalla grazia piovuta dal Quirinale. Poi l’intuizione di trasformare il recupero nella società degli ex galeotti in una solida realtà imprenditoriale. Gli appoggi bipartisan per moltiplicare gli appalti. E infine, nel 2014, il ritorno alle tribolazioni giudiziarie con il nuovo arresto nell’indagine sul «Mondo di mezzo», le accuse di mafia e l’elargizione a pioggia delle mazzette alla politica. E di politica, Buzzi non seguiva solo quella romana ma anche quella, di Concerviano dove aveva in mente di creare una RSA con 80 posti letto. In principio, nel 2006, fu la Sire Spa ad acquistare il terreno, poi rivenduto alla Rogest l’anno successivo. Nel frattempo cambiano le destinazioni d’uso: da completamento a zona di servizi privati con interesse pubblico. Formalmente, a guardare le carte, Salvatore Buzzi in questa operazione non c'entra ma nella Rogest troviamo altri nomi di persone finiti come lui agli arresti nell'inchiesta «Mafia Capitale». La Rogest è partecipata da tre società, la cooperativa Team Service, la Sarim Immobiliare e la cooperativa sociale Casa comune. Nel cda della Rogest figurano Carlo Maria Guarany e Paolo Di Ninno, arrestati nel quadro dell'inchiesta romana come Buzzi. «Io ho la coscienza tranquilla - dice il sindaco Pierluigi Buzzi - La magistratura farà il suo corso, gli atti sono tutti presso l’ufficio tecnico. Sono certo che non troveranno nulla di strano. Sono dispiaciuto per l’arresto di Salvatore Buzzi, è una brava persona. La RSA, aldilà di tutto, vorrei che venisse portata a termine. Rappresenterebbe una fonte economica importante per tutta la comunità. Non lo dico per interesse personale ma collettivo». In paese c’è chi la pensa diversamente. «Qui tutti hanno paura dei Buzzi, da Salvatore a Pierluigi - dice una signora. Loro danno lavoro, fanno aprire bar senza autorizzazioni, insomma fanno come vogliono. Pensi che ai campetti sportivi sono state messe delle cucine, pur non potendo. Le hanno acquistate dagli amici di Salvatore. Le hanno portate da Roma. Guai a parlare. È gente che non scherza». La questione la spiegano meglio in municipio. «Le cucine al campetto sarebbero state acquistate da Giovanni Tinozzi, messo da Salvatore a capo dei ristoranti gestiti a Roma. Ho fatto due interrogazioni - dice la Rossi - Le risposte qui non sono mai chiare, roba da procura». Il consiglio comunale inizia, la telecamera accesa. Quando si accorgono che stiamo riprendendo l’assise si stoppa. «Il regolamento non prevede registrazioni audio o video» dice il segretario comunale. La privacy qui viene prima della trasparenza. Spengiamo e torniamo a Roma. Buzziland è per Buzzi.

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