Politica

Luxuria: «Per sposarsi e adottare già oggi basta andare all’estero»

«Spero che questa decisione di Strasburgo sia anche un po’ un monito all’Italia, da tener conto durante l’esame del Ddl Cirinnà»

«Spero che questa decisione di Strasburgo sia anche un po’ un monito all’Italia, da tener conto durante l’esame del Ddl Cirinnà». Così, Vladimir Luxuria, già parlamentare e attivista della causa gender, accoglie il provvedimento dell’Europarlamento che sancisce il riconoscimento della famiglia omosessuale. Un provvedimento che apre la porta, di fatto, anche all’omogenitorialità «Indipendentemente da ciò che uno possa pensare, bisogna rendersi conto che, se una coppia omosessuale vuole avere un figlio, il modo c’è. Basta andare all’estero e avere disponibilità economica. E allora si può praticare la fecondazione artificiale per le lesbiche oppure l’"utero in affitto" per una coppia di uomini. La questione, qui, è quella di garantire il diritto del figlio a essere seguito e amato da due persone. Nel caso di specie in cui uno dei due genitori biologici dovesse mancare o non volesse prendersi la responsabilità genitoriale e l’altro, successivamente, decidesse di avere un partner del suo stesso sesso. D’altronde, il ddl Cirinnà, sancisce proprio questo. Non consente l’adozione esterna, ma regolamenta la figura dello "stepchild", figliastro, termine che non mi piace ma che rende bene l’idea». Tuttavia c’è una forte corrente di pensiero secondo l’omogenitorialità è dannosa per la crescita dei figli. «C’è un problema di conoscenza. Quando uno entra in una casa dove ci sono bambini cresciuti da coppie omosessuali, si accorge che sono bambini cresciuti sani, e l’assunto che sostiene il contrario non ha alcun fondamento scientifico. In Italia, e lo dico incrociando le dita, non c’è mai stato alcun episodio di intolleranza verso questi bambini. Ciò dimostra una sola cosa, che basta conoscere queste realtà, e i pregiudizi vengono meno. Bisogna de-ideologizzare il dibattito. Non è più una questione di destra o di sinistra, ma di coscienza e civiltà». Certo, però, che l’iniziativa di molti sindaci di trascrivere, andando contro la legge, i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero non aiuta a rasserenare gli animi «Penso che quella sia stata una spinta interna affinché la politica compia una scelta che rispetti finalmente i diritti. E la spinta esterna è arrivata dall’Europarlamento. E prima ancora dal Papa». In che senso dal Papa? «Nei questionari distribuiti per il Sinodo sulla famiglia c’era un quesito in cui si domandava come si dovrebbe confrontare la Chiesa nei confronti di un bambino cresciuto da genitori omosessuali. Bell’argomento. Se due padri cattolici vogliono battezzare il figlio, la Chiesa cosa fa? Io non credo che negherebbe mai il sacramento. Ecco, se la stessa Chiesa si rende conto del fenomeno, perché non dovrebbe farlo il Parlamento?». A proposito di politica. La ricordiamo nel selfie con Berlusconi, che fu rimbalzato immediatamente sui media e faceva intuire la possibilità di una collaborazione su questi temi. C’è poi stato un seguito? «Io non faccio più politica, né sono coinvolta in alcun modo nelle dinamiche di Forza Italia. Semplicemente quella volta, su invito di una grande donna, che è Francesca Pascale, ho incontrato Berlusconi e ho parlato con lui di questi argomenti, mi sono permessa di illustrargli il modello tedesco. Successivamente, Berlusconi ha ricevuto molte critiche per questo incontro, anche all’interno del suo stesso partito. Comunque, so che ora queste materie le segue Mara Carfagna».

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