Scalzato al trono del parlamentino lidense Andrea Tassone, ecco che a Ostia un nuovo aspirante reuccio si prepara ad indossare la corona. Certo il nome non è dei più rassicuranti, ma lui – Roberto Spada – ha già la sicurezza che confà a un buon governante. Quindicimila voti li ha nel taschino, scrive sulla propria bacheca facebook, gli altri li compra con 20 euro ognuno, scherza e ci tiene a precisarlo. Dopo il presidente spodestato, arriva il boss? Tutto possibile. Fedina penale pulita, è lui stesso a sottolinearlo, punta attraverso la candidatura a spogliarsi di dosso le vesti del mafioso vero, criminale ed estorsore come in tanti lo dipingono. Un boccone di certo aspro per i cittadini che provoca un’indigestione maggiore se offerto in tempi di demolizioni, sgomberi, chiusure, poltrone saltate e intercettazioni da brividi. Il mare di Roma, nel quale nuotano i pesci più grandi e annaspano i residenti schiacciati dal pizzo, dall’usura e da concessioni strappate con la minaccia del ferro, è mosso e bollente in questo inizio d’estate. Mentre la Capitale trema nella seconda tranche di un’indagine-terremoto, il delegato per il X Municipio Alfonso Sabella sembra un bambino impegnato a spegnere le candeline che si riaccendono per scherzo. Dove chiudono una palestra, l’assessore comunale riconsegna le chiavi e in tenuta anti sommossa i poliziotti vengono mandati a proteggere i vigili per cambiare le serrature. Dove vengono demoliti i chioschi e aperti i varchi, il Tar concede sospensive e i cancelli si richiudono. Un’eterna lotta tra chi si proclama buono e chi interpreta da copione il ruolo del cattivo ma sogna la redenzione. «Ad Ostia ho trovato una situazione amministrativa per certi versi ancora più fuori controllo di Roma e degli altri municipi – ammette Sabella -. Alcuni dirigenti o sono corrotti o sono incapaci. Ma non abbiamo ancora una legge che ci permetta di mandarli via, perfino dopo una sentenza definitiva». E così Ostia va avanti come sempre ha fatto. Imperturbabile, come una grossa zattera sgangherata in equilibrio precario tra le onde. Sbattuta qua e là contro i proclami giustizialisti dei nuovi governanti venuti a redimere i peccati dei vecchi e l’indifferenza dei cittadini che in un territorio in mano a pochi potenti con la faccia pulita continuano a vivere come nulla fosse cambiato. Le facce sorridenti di chi sul territorio ha sempre fatto i propri interessi non sono diventate serie. Almeno non ancora. Al telefono si parla poco, si scrive meno. Mentre sui social network Ostia appare spaccata in due opposte fazioni: da una parte i paladini della legalità calati dall’alto e forse poco avvezzi – non per loro colpa – alle dinamiche del litorale. Dall’altra gli imprenditori ai quali è stato tolto qualcosa e le associazioni antimafia da sempre contro l’ex minisindaco Tassone. In mezzo i cittadini spaesati e forse anche disinteressati. Il mare, quello, non lo toglie nessuno. Il carrozzone va avanti, chi lo tira lo tira. E forse questo, chi Ostia la vive da sempre, lo sa bene.
Quegli intrecci perversi sul Lungomare di Roma
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