Politica

Intanto l’invasione non si ferma

Arrivati in Sicilia oltre 1.200 disperati. A Brindisi oggi ne porteranno altri 260

I 1.143 immigrati salvati dalla nave della Marina militare inglese «Bulwark» sono sbarcati ieri pomeriggio nel porto di Catania. Nelle stesse ore la nave «Dattilo» della Guardia costiera, ha soccorso 113 immigrati alla deriva al largo delle coste libiche. E per oggi pomeriggio, a Brindisi, è previsto l’arrivo del «Poseidon», una pattuglia della Guardia costiera svedese, con a bordo 260 profughi recuperati sempre al largo delle coste libiche. Gli sbarchi non si fermano, raggiungendo cifre enormi. Sui gommoni carichi di disperati, in maggioranza uomini, ci sono anche donne e bambini. La «Bulwark» ieri a Catania ha portato 117 donne, di cui 9 in gravidanza. Sul molo di Mezzogiorno sono stati attivati i presidi delle forze dell’ordine, le associazioni di volontariato, la Caritas, la Guardia Costiera, sotto il coordinamento della Prefettura che ha definito la ripartizione tra le varie regioni: 100 andranno in Veneto, altrettanti in Valle D’Aosta, 150 in Campania e 50 in Abruzzo. Il resto nel Cara di Mineo. Una situazione ingestibile che rischia di peggiorare di ora in ora perché in Libia l’Isis avanza a passo spedito, riuscendo a stringere accordi con alcuni capi tribù per entrare nella cosiddetta zona della «mezzaluna petrolifera» e mettere le mani sui giacimenti di oro nero. La notizia, divulgata dal sito «Middle East Eye», rischia di far precipitare la situazione nel Paese e garantire agli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi di appropriarsi di una immensa fonte di guadagno. Dopo aver preso Harawa, che ha una posizione strategica tra Sirte e Sidra nel centro della strada costiera della Libia, l’Isis si sarebbe assicurata un percorso verso la «mezzaluna petrolifera» trattando con i capi tribù che hanno fatto issare la bandiera nera del Califfato sulla città. Lo Stato islamico, dunque, avrebbe stretto alleanze ambite alla diplomazia internazionale, l’Italia in primis, che ha cercato un varco proprio con le tribù per riuscire ad agevolare la creazione di un governo di unità nazionale. Ora, proprio una parte di questi interlocutori guarda altrove. L’ulteriore passo dell’Isis potrebbe essere la conquista di Sidra e Ras Lanuf e i siti petroliferi sul lato ovest della «mezzaluna», giacimenti con pochi uomini a sorvegliarli. Della questione libica si è occupato anche il G7 che si è svolto a Elmau in Baviera. Nel documento finale del summit, i leader invitano le fazioni libiche a cessare le ostilità e assumere «decisioni coraggiose» per arrivare a un governo di unità nazionale. «Il tempo delle ostilità è passato», sottolineano i capi di Stato e di governo, «è arrivato il momento di decisioni politiche coraggiose». «I leader libici devono ora cogliere l’opportunità di concludere i negoziati e formare un governo di unità nazionale che renda conto al popolo libico». Il riferimento è alla nuova tornata di colloqui fra le parti - sotto l’egida Onu - che ha preso il via ieri in Marocco. I leader del G7 assicurano che - una volta che si sarà formato un nuovo esecutivo di unità nazionale - forniranno ad esso «un sostegno significativo». L’opzione di un intervento militare dell’Egitto, però, rimane sempre nel cassetto anche se tra qualche riserva. A temere più di altri un conflitto è la Tunisia che ieri, tramite il presidente Caid Essebsi, ha fatto sapere di essere «fermamente contraria a una soluzione militare».

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