Politica

Ultimatum Sel: svolta di Marino o a casa

Il Pd fa quadrato intorno al sindaco che non convince però i vendoliani Il prefetto Gabrielli sospende i consiglieri: «È un quadro disarmante»

Dopo l’«avanti tutta» della prima ora, il cerchio magico del sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino, comincia forse ad assumere un colore più sbiadito. A 24 ore dalla seconda ondata di arresti nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo su mafia capitale, le certezze sul futuro del Campidoglio sembrano "scricchiolare". La riunione di giunta convocata ieri mattina per ribadire «pieno sostegno» al primo cittadino, con tanto di giornalisti messi alla porta, rappresenta di fatto un segno di debolezza di un partito di governo, il Pd che su Roma ha perso ogni punto di riferimento e che trova oggi nel chirurgo dem l’unica ciambella di salvataggio per scongiurare la Caporetto del un voto anticipato. Il rischio tuttavia è che si sia sbagliato l’oste al quale chiedere il conto. A fronte di un Partito democratico in caduta libera infatti gli alleati di Sinistra Ecologia e Libertà assumono un peso se non decisivo quanto meno determinante per il futuro del governo capitolino. Un concetto ribadito ieri nella «faccia a faccia» tra Sel e Marino. Non è la prima volta che i vendoliani lanciano l’aut aut al primo cittadino soprattutto per una svolta politica e amministrativa che tarda ad arrivare. A "spazientire" la sinistra romana non sono affatto le inchieste giudiziarie ma l’assenza totale di una politica economica tesa al sociale: dall’emergenza casa al dramma del lavoro. Insopportabile per la sinistra lo scontro frontale del sindaco con i dipendenti capitolini, dai vigili alle maestre, fino alle municipalizzate e al licenziamento dei dipendenti della Multiservizi, messi letteralmente per "strada". Una spina nel fianco che potrebbe rivelarsi fatale per la tenuta della giunta che non può più fare affidamento sul pd locale. Su questi temi i vendoliani sono pronti a staccare la spina. Sempre che non ci pensi il prefetto Gabrielli, in attesa della relazione della commissione d’inchiesta prefettizia che «è già molto corposa, oltre 700 pagine», assicura l’ex capo della Protezione civile che aggiunge: «Quello che sta emergendo dalla carte, è un quadro disarmante. Emergono degli intrecci di relazioni che preoccupano e che, appunto, sono disarmanti». E il segnale da Palazzo Valentini è arrivato subito con la firma, sempre del prefetto Gabrielli, della sospensione dei consiglieri arrestati. Al loro posto in Aula Giulio Cesare entraranno i primi dei non eletti, tra i quali Alessandro Cochi, di Forza Italia ma che potrebbe andare al Misto e sul quale pesa un’inchiesta sul complesso delle Tre Fontane, e di Liliana Mennocchi (Pd) fedelissima del deputato Marco Di Stefano, anch’egli oggetto di indagini per corruzione e abuso d’ufficio. Un percorso a ostacoli insomma nel quale anche il centro destra vacilla. Ieri il coordinatore regionale di Fi, Fazzone dopo aver annunciato che i consiglieri Luca Gramazio e Giordano Tredicine erano «fuori dal partito», si è dovuto correggere precisando che si tratta di «sospensione». Paradossale il contrario per il partito garantista per antonomasia e per un coordinatore in passato indagato per abuso d’ufficio. Un bel guado per la politica romana che difficilmente ne uscirà mettendo la polvere di mafia capitale sotto il tappeto di Marino.

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