Politica

Pioggia di querele su Orfini e sul sindaco

Dopo la seconda maxiretata di Mafia Capitale arriva il giorno della resa dei conti politica LEGGI ANCHE «A Visconti e Alemanno quattrocentomila euro»

Dopo la seconda maxiretata di Mafia Capitale arriva il giorno della resa dei conti politica. Con lo scontro tra partiti destinato a spostarsi da Montecitorio nelle aule di Tribunale. I 44 arresti ordinati dalla Procura di Roma mandano in tilt il Partito democratico, il cui presidente e commissario del Pd romano Matteo Orfini attacca a caldo tutto e tutti. Compreso il MoVimento 5 Stelle. Giovedì pomeriggio, in conferenza stampa al Nazareno, Orfini - nato e cresciuto nella sezione di viale Mazzini, feudo storico Pci-Pds-Ds di stretta osservanza dalemiana e strettissimo collaboratore del Lìder Massimo di cui è una creatura politica, salvo poi tradirlo per abbracciare il renzismo - difende Marino baluardo della legalità, attribuisce ogni responsabilità di Mafia Capitale alla destra, chiede al Copasir un’indagine per capire come mai i servizi non si siano resi conto dell’ascesa del Mondo di Mezzo di Carminati e Buzzi e scivola sui grillini. «I boss dei clan sono fan di Di Battista e Di Maio», dice Orfini. Uno scivolone che il maestro tradito D’Alema non avrebbe commesso. La reazione pentastellata non si fa attendere, con Di Maio che querela il presidente del Pd. Ad annunciarlo sul proprio blog è il leader del M5S in persona, il comico Beppe Grillo, che spiega: «Luigi Di Maio ha querelato Orfini per le sue dichiarazioni. Gli ha chiesto un risarcimento. I soldi saranno donati al Microcredito. Abbia il coraggio Orfini di rinunciare all’immunità». Già perché la querela di Di Maio è destinata a fare ben poca strada, essendo i parlamentari immuni per i voti e le opinioni espresse nell’esercizio della loro funzione. Di qui la sfida di Grillo a Orfini. Chissà se l’ex giovane turco rinuncerà davvero all’immunità. Di certo Grillo non gli risparmia critiche, il titolo del post è tutto un programma: «Circo Barnum Orfini #OrfiniPagliaccio», col seguente sottotitolo: «Questa è la lotta del Pd alla mafia: attaccare gli onesti». «Orfini è bugiardo, penoso e vergognoso - sostiene M5S Parlamento sul blog - mentre il suo Pd è coinvolto dalla testa ai piedi in Mafia Capitale, con decine e decine di arresti per fatti di corruzione, lui cosa fa? Tenta di distogliere l’attenzione attaccando il M5S. L’unica forza politica integra e totalmente estranea a qualsiasi fatto di mafia. Lo fa in un modo davvero meschino, risultando ridicolo. Orfini accusa un esponente del M5S di aver ottenuto ben due "like" e condivisioni di pagine pubbliche su Facebook da parte di un esponente dei clan di Ostia che neanche conosce. Chiunque può ricevere dei "like" da chiunque. Ma non si vergogna Orfini di usare un’argomentazione senza senso? Ma può un deputato scendere cosi in basso? Il M5S e Beppe Grillo sono stati sempre contro ogni tipo di mafia e, addirittura, contro qualsiasi tipo di ombra mafiosa. È dimostrato dai fatti, dai propri candidati ed eletti, tutti incensurati e trasparenti come l’acqua. Il Pd, invece, è inserito in un sistema criminale che si nutre delle risorse pubbliche attraverso la complicità e la corruzione dei propri politici, il sostegno delle organizzazioni mafiose e l’utilizzo delle cooperative rosse come viatico per arrivare agli appalti. Proprio Orfini, nominato Commissario del Pd a Roma e chiamato dal proprio segretario a ripulire prima una Giunta Comunale inquinata e contaminata e poi l'intera sezione del partito, ha totalmente fallito e dovrebbe immediatamente dimettersi o essere rimosso dall’incarico. I 44 arresti e 21 indagati di ieri attestano la totale inadeguatezza del ruolo ricoperto da Orfini e, soprattutto, che il Pd ormai non è altro che un partito che a Roma si regge su scambi politici mafiosi». Pronta la replica Dem affidata a David Ermini, responsabile Giustizia nella segreteria Pd guidata da Matteo Renzi. «Grillo e i suoi hanno capito che il nemico di tutti è la mafia che si mangia le istituzioni? Non sembra, visto che continuano a stressare il dibattito con azioni inutili e risibili, come la querela contro il presidente del Pd, Matteo Orfini - dice Ermini - Peccato che perdano la bussola mentre Roma e il paese hanno bisogno di una classe politica trasparente e responsabile». Il responsabile Giustizia del Pd aggiunge: «I grillini hanno un modo tutto loro di intendere il dibattito politico. Giovedì proprio Di Maio ha usato parole gravissime contro la classe dirigente del Pd, ha parlato di "gruppo dirigente pericoloso per le casse dello Stato e per i cittadini". Si stava riferendo a persone pulite e trasparenti. Dovremmo essere noi a querelarlo, se intendono fare politica così lo dicano, abbiamo tre mesi di tempo per la querela». Ma ad essere querelato nel frattempo è il sindaco di Roma Ignazio Marino. Stavolta non dal M5S ma da Giorgia Meloni e Gianni Alemanno. La leader di Fratelli d’Italia spiega: «Ho dato mandato ai miei legali di sporgere querela nei confronti di Ignazio Marino per il reato di diffamazione, dopo le interviste rilasciate alla stampa nelle ultime ore. Marino dovrà rispondere in sede giudiziaria delle sue false e ingiuriose dichiarazioni nei miei confronti e di quelli di Fratelli d’Italia». L’ex sindaco rincara la dose: «Ho deciso di querelare Marino perché dà per scontato che io abbia richiesto attaverso Buzzi voti all’ndrangheta per le elezioni europee del 2014. Basta leggere l’ordinanza del gip Flavia Costantini per comprendere che non c’è nessun fondamento concreto in queste affermazioni».

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