La campagna elettorale di Gianni Alemanno e del suo fedelissimo, l’ex assessore comunale all’Ambiente Marco Visconti, doveva essere «blindata». Una tangente di Mafia Capitale da «400mila euro» doveva garantire non solo il finanziamento per le elezioni comunali, ma anche per quelle regionali. Il quadro che emerge è esplosivo. A dipingere lo scenario di corruzione è Franco Panzironi, l’ex amministratore delegato di Ama, la municipalizzata che si occupa d’igiene urbana. L’accusa è di corruzione, e nel registro degli indagati è finito proprio Visconti, che avrebbe intascato parte di quella tangente elargita da Salvatore Buzzi, «braccio imprenditoriale» del boss Massimo Carminati. La Procura riassume tre diversi verbali dell’ex funzionario: «Visconti era assessore all’Ambiente, assessorato che ha un contratto di servizio con Ama e un forte potere di indirizzo verso la stessa azienda municipalizzata. Nell’assessorato vi era un dirigente preposto ai rapporti con Ama. Nella qualità di presidente di Multiservizi si era recato presso l’assessorato dell’Ambiente per riunioni con Visconti, e gli altri operatori tra i quali, alcune volte, Buzzi». Panzironi, che ha avviato una collaborazione con i magistrati, ha riferito che «in uno di questi incontri, verso la fine di settembre del 2012, il citato assessore lo aveva chiamato e in forma riservata gli aveva detto che Buzzi era interessato a contribuire per le campagne elettorali del sindaco Alemanno e di Visconti medesimo con una cifra complessiva di 400mila euro, da dividersi tra Alemanno e Visconti. Originariamente Visconti gli aveva chiesto di far transitare tali somme attraverso la Fondazione Nuova Italia, della quale era segretario e Alemanno presidente. A Visconti i soldi dovevano arrivare in contanti, in ragione del fatto che si sentiva attenzionato da organi investigativi, per vicende legate alla moglie. I soldi Buzzi li avrebbe portati in fondazione, dove poi Visconti sarebbe passato a prenderli. Gli appuntamenti per le consegne avvenivano all’esterno della fondazione, mai per telefono. Effettivamente, nel 2013 avvennero tali consegne, circa 10, probabilmente 9 in vista delle elezioni regionali, una in vista delle elezioni comunali. La prima volta Buzzi gli aveva detto che nel plico che gli consegnava vi erano 15mila euro. La dinamica della consegna a Visconti era sempre identica. Veniva Buzzi in fondazione, a volte la Fondazione Nuova Italia e a volte la Fondazione De Gasperi, consegnava i plichi contenenti il denaro e successivamente passavano Visconti, il capo di segreteria o un suo rappresentante a prendere il plico». Panzironi ritiene che lo stesso Visconti «sicuramente gestiva concretamente delle attività per Buzzi». Ed è per questo che la Procura ha ordinato ai carabinieri del Ros di sequestrate le documentazioni bancarie per rintracciare parte di quella tangente, 200mila euro. La seconda tranche della presunta «stecca» sarebbe finita nelle tasche dell’allora sindaco della Capitale, anche lui indagato nell’inchiesta con l’accusa di essere affiliato all’organizzazione mafiosa di Carminati, sodalizio che era «riuscito ad infiltrarsi profondamente nel tessuto della pubblica amministrazione capitolina tanto da poter controllare le attività economiche». L’indagine ha dimostrato «come a base dell’aggiudicazione degli appalti pubblici» delle coop di Buzzi «vi sia stata la diffusa opera corruttiva, elevata a “modus operandi” e che proprio con l’elezione di Alemanno a sindaco, le stesse avessero moltiplicato il volume d’affari grazie alla “ramificazione” delle “conoscenze” in seno alla Pubblica amministrazione».
«A Visconti e Alemanno quattrocentomila euro»
I soldi sarebbero serviti per le elezioni
