Ignazio Marino non si tocca. La seconda maxiretata dell’inchiesta Mafia Capitale si abbatte come uno stunami sul Comune di Roma e sulla Regione Lazio, ma il Pd non cambia linea: si va avanti. Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario del partito romano, convoca il sindaco e il governatore Nicola Zingaretti al Nazareno per fare il punto e decidere la linea. Con loro c’è l’assessore comunale alla Legalità Alfonso Sabella. Più tardi arrivano anche i vicecoordinatore nazionali Lorenzo Guerini e Deborah Serracchiani. Orfini arriva in conferenza stampa, ringrazia e si complimenta col procuratore capo Pignatone e ribadisce la linea: Marino e Zignaretti «sin dal primo giorno» in cui si sono insediati e «ben prima dell’inchiesta» hanno collaborato con la procura per segnalare anomalie e irregolarità ereditate dalle giunte di centrodestra. E ancora: il Pd romano è stato commissariato, il minisindaco di Ostia dimissionato. Il Pd romano in realtà è ancora in balìa della guerra delle correnti. La strada per uscire è ancora lunga: il tesseramento partirà il 18 giugno, di congresso neanche a parlare ancora. Ma si va avanti. Anche perché Marino e Zingaretti sono «due baluardi della legalità», visti come «ostacoli» da Buzzi. Quanto agli esponenti Dem coinvolti, «sono sospesi dal partito» che ne prende le distanze, spiegando che l’attività in Campidoglio procederà normale. Semmai - spiega Orfini - sono i grillini «gli idoli dei clan di Ostia». Il Pd «ha fatto pulizia», non altrettanto può dire «la Meloni che ha Alemanno e Salvini che ha imbarcato chi ha distrutto Roma», scatenando l’ira di FdI e Lega: «Non abbiamo neanche un arrestato». Polemiche su polemiche. Resta l’immagine di un partito, il Pd, che va avanti per forza d’inerzia aspettando ulteriori sviluppi dell’inchiesta e le decisioni del prefetto Gabrielli sullo scioglimento del Comune. Una linea non responsabile per la renziana Patrizia Prestipino, che chiede il commissariamento del Campidoglio e la rimozione di Orfini. E Renzi? Il premier-segretario dice poco: «Un paese solido è quello che combatte la corruzione con grande decisione e grande forza, mandando chi ruba in galera. Quando arriva la sentenza definitiva è giusto che chi ha violato le regole paghi fino all’ultimo giorno e all’ultimo centesimo».
Al Pd fanno finta di essere "sani"
Il partito difende Zingaretti e Ignazio: avanti con loro, baluardi della legalità LEGGI ANCHE Il rottamatore che non vedeva La Melandri liquidò l’esperto indagato
