"Era ora, finalmente dopo un anno di indagini si chiude. Se per una sciocchezza come questa ci vuole un anno, poveri noi. Detto questo, sono tranquillissimo, non ha mai fatto pressioni in vita mia per nessuno, per i miei figli, amici o parenti". Roberto Maroni commenta la chiusura delle indagini a suo carico per presunte pressioni volte a ottenere due contratti a sue ex collaboratrici. Il presidente lombardo sottolinea di "essere colpevole solo di un cosa, di aver fatto risparmiare soldi alla Regione" non partecipando al viaggio a Tokyo per l’Expotour finito nell'inchiesta. "Ho mandato il vicepresidente Mantovani che ha viaggiato con 4 anziché 6 persone". Le accuse. Maroni è accusato di turbata libertà nella scelta del contraente e induzione indebita nella vicenda con al centro presunte pressioni per far ottenere a due sue collaboratrici incarichi nelle società Eupolis ed Expo. Oltre a Maroni, l'atto che sigla la chiusura dell'inchiesta è stato notificato ad altre quattro persone fisiche e alla stessa società Expo. Ci sarebbe una relazione affettiva tra Maria Grazia Paturzo e Maroni sullo sfondo dell'inchiesta che ha portato la Procura di Milano a notificare l'avviso di chiusura delle indagini. Questo legame avrebbe portato Maroni, stando a quanto ipotizzato dal pm Eugenio Fusco anche sulla base di atti d'indagine, a insistere con la società Expo2015 affinché la donna (che non è indagata) partecipasse a una missione in Giappone. Maroni, come detto, è accusato in concorso con il suo capo della segreteria Giacomo Ciriello di avere indotto il direttore generale Expo, Christian Malangone, a promettergli indebitamente l'utilità del pagamento (6mila euro) delle spese di aereo e hotel di Maria Grazia Paturzo da portare in trasferta a Tokyo nella primavera dell'anno scorso su richiesta del governatore lombardo. La missione fu poi annullata da Maroni all'ultimo momento, i biglietti vennero usati da un'altra delegazione regionale rappresentata da Mario Mantovani. Il danno per le casse pubbliche consistette in alcune centinaia di euro (la prima notte prenotata in hotel a Tokyo), ma sufficiente per ipotizzare il reato, l'articolo 319 quater che punisce la "promessa" indebita di utilità". Su Maroni pende anche un secondo capo d'accusa, in concorso sempre con Ciriello e anche con Andrea Gibelli, segretario generale della Regione. In questo caso l'accusa è "turbata libertà del procedimento di scelta del contraente" che avrebbe portato ad assegnare a un'altra ex collaboratrice di Maroni al Viminale, Mara Carluccio, un incarico in Eupolis, società controllata dalla Regione, con un compenso annuo di 29.500 euro. Un capitolo dell'inchiesta che ha già portato al patteggiamento del direttore generale di Eupolis, Alberto Brugnoli, a 8 mesi di reclusione. Rischio decadenza. Nel caso in cui venisse condannato in primo grado per il reato di induzione indebita, Maroni rischierebbe di decadere dalla carica di governatore della Lombardia in base alla legge Severino.
Contratti Expo, Maroni indagato: "Sono tranquillissimo"
Al centro dell'indagine le presunte pressioni del governatore per far ottenere a due sue collaboratrici incarichi nelle società Eupolis ed Expo
