Al contrario dei proclami del giorno dopo in queste elezioni regionali i partiti hanno perso quasi tutti. Compreso il Movimento 5 Stelle che ha lasciato per strada gran parte dei voti conquistati solo un anno fa alle Europee. L’unico che può festeggiare realmente è Matteo Salvini che ha raddoppiato ovunque le preferenze. Ma anche sul futuro del leader della Lega si addensano non pochi dubbi. Perché il Carroccio si è dimostrato estremamente vincente in tutte le Regioni del Nord, almeno fino alla Toscana e alle Marche. Ma da Roma in giù la sua presenza è minima, visto che la lista «Noi con Salvini» in Puglia è riuscita a raggranellare poco più del 2 per cento, mentre in Campania il partito non era neppure presente. Ed è questa la grande sfida che aspetta Salvini: la Lega si è confermata primo attore del centrodestra ma non ha ancora un profilo nazionale visto che è forte solo nell’Italia centro-settentrionale. Per questo il leader leghista ha più che mai bisogno di stringere un’alleanza con Silvio Berlusconi e soprattutto cambiare qualcosa della sua strategia elettorale se vuole fare breccia nell’elettorato più moderato. Intanto però il segretario del Carroccio si gode il suo primato. Che è arrivato «rubacchiando» voti principalmente a Forza Italia e al Movimento 5 Stelle, come dimostra l’analisi dei flussi elettorali fatta dall’istituto Swg. Solo in Umbria poco più del 2 per cento di preferenze sono arrivate dal Pd che non per niente ha rischiato fino all’ultimo di perdere il governo della Regione a favore del centrodestra. A sorpresa, la Lega è riuscita ad aumentare consensi anche in Veneto dove è andata fortissimo la lista di Luca Zaia: il Carroccio è passato dal 15,2% delle Europee del 2014 al 17,8 per cento di domenica. E questo perché ha recuperato un 7,3 per cento dall’astensione. Quello che perde di più è invece il partito di Matteo Renzi: dal Veneto alla Puglia alla Campania è un’emorragia di voti inarrestabile. Non solo rispetto alle Europee di solo un anno fa – il primo voto affrontato da Renzi nella doppia veste di segretario del Pd e premier – ma anche rispetto alle regionali del 2010 quando leader dei Democratici era Pier Luigi Bersani. Andando a scorrere i dati sui flussi elettorali si scopre che in Veneto i Dem lasciano sul campo il 17% di consensi rispetto a un anno fa, cedendo voti alla Lega, ai grillini e alla lista Tosi; in Toscana, regione rossa e patria di Matteo Renzi, i Democratici perdono per strada l’8,3%. Con un dato che rende evidente le difficoltà del Pd: nel 2014 i voti erano stati 1 milione e 69 mila, domenica sono stati quasi la metà, 614.406. Opposto il risultato della Lega nella stessa Regione visto che è passata nell’arco di un anno dal 2,6 per cento delle Europee al 16,2%. Nel centrosinistra perdono voti anche i grillini. Nonostante si siano confermati come secondo partito a livello nazionale hanno lasciato per strada centinaia di migliaia di preferenze. In Veneto i voti sono calati da 476 mila a 187 mila, in Toscana da 316 mila a 199 mila, nelle Marche il movimento di Beppe Grillo ha perso il 49% dei consensi rispetto alle Europee, passando dai 194 mila voti raccolti nel 2014 ai 100 mila di oggi. Infine in Liguria le preferenze sono scese da 201 mila a 120 mila. Scende, e non poco, anche Forza Italia, nonostante il «miracolo» di Berlusconi, capace di portare Giovanni Toti sulla poltrona di governatore della Liguria. Ma il risultato del voto certifica che gli azzurri sono un partito in profonda crisi. In Veneto, ad esempio, FI si è letteralmente sgretolata: è passata dai 555 mila voti delle regionali del 2010 ai 106 mila di oggi (alle Europee aveva preso 352 mila voti). Perfino in Liguria il successo del candidato del Cavaliere è arrivato grazie al robusto sostegno della Lega visto che Forza Italia è passata dai 218 mila voti delle Regionali 2010 e dai 107 mila voti delle Europee agli attuali 94.117. Un calo compensato dal traino del Carroccio «volato» dai 43 mila voti del 2014 ai 109 mila di domenica. In Puglia, la Regione dove più dolorosa è stata la scissione con Fitto, Forza Italia ha ceduto il 4 per cento alla lista dell’europarlamentare «ribelle, il 2,6 per cento al centrosinistra e addirittura il 6,1 per cento all’astensionismo. Per Area Popolare, il partito nato dall’alleanza fra Ncd e l’Udc di Pier Ferdinando Casini il test delle regionali si è chiuso con un sostanziale pareggio visto che a livello nazionale insieme hanno raggiunto il 3,7 per cento. Tanto che Angelino Alfano, ospite ieri sera di Porta a Porta, si è subito affrettato a spiegare che «c’è stata una sostanziale tenuta del nostro partito rispetto al voto delle Europee». Buono infine il risultato di Fratelli d’Italia che passa dal 3,67 per cento del 2014 al 4,3 attuale.
Ecco chi ha vinto e chi ha perso alla lotteria del voto
Silvio evita il tracollo ma l'emorragia continua - Renzi fa peggio di Bersani -
