Politica

De Luca e quelle affinità elettive con gli ex Forza Italia

Nella lista a sostegno del Pd anche i candidati di Nicola Cosentino. Ma per il governatore neo eletto resta il nodo della legge Severino

Il premier Renzi aveva annunciato che gli «impresentabili» non sarebbero stati eletti. Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò: sono gli impresentabili messi alla gogna da Rosy Bindi che hanno salvato il Pd, intercettando una valanga di voti dal popolo sovrano. A cominciare da Vincenzo De Luca, arrivato ieri nella sua Salerno acclamato come un sovrano di altri tempi, per promuovere una pacificazione tra Napoli e la sua città: «Ho vinto anche nella città di Napoli - ha detto - Vorrei che da questa piazza arrivasse un applauso per Napoli. Una città straordinaria. Grazie». E alla faccia del rinnovamento nelle liste civiche a sostegno di De Luca sono stati reclutati anche diversi «trasformer» già in area Nicola Cosentino. Nella partita si è infilato anche il «vecchio» Ciriaco De Mita che, con una manovra abile e veloce ha riportato i suoi dell’Udc in zona Partito Democratico, ricucendo uno strappo che risaliva all’era veltroniana. Insomma De Luca, classe 1949, innumerevoli volte sindaco di Salerno, risultato il primo cittadino più votato d’Italia, appassionato melomane e politico instancabile, uno che non ha mai perso, alla fine ce l’ha fatta e ora è governatore della Campania. Ma non si sa cosa accadrà, con quella legge Severino che, finché bastonava Berlusconi, piaceva tanto ai politically correct e ora tutti sperano che i supremi giudici la tolgano di mezzo una volta per tutte. L’ex sindaco di Salerno è condannato a un anno per abuso d’ufficio e Renzi dovrà applicare la legge e sospenderlo per diciotto mesi. L’ultima recentissima pronuncia della Cassazione è chiara: la sospensione è automatica, non ci sono margini di discrezionalità e De Luca potrebbe non avere nemmeno il tempo di nominare un vicepresidente e una giunta. Insomma il caos, ma un caos nel quale il Pd ha vinto, salvando, in un modo o nell’altro il governo Renzi. Se la sinistra avesse perso la Campania, si sarebbe sì ritrovata nelle sabbie mobili. Perché avere un esercito di impresentabili e vincere è un conto. Il contrario è decisamente improponibile. In tale ecumenica ammucchiata c’è anche chi con De Luca non vuole avere nulla a che fare: «È una persona condannata in primo grado», dunque «ineleggibile per la legge Severino, non potrà nemmeno governare», tuona Valeria Ciarambino, candidata presidente dei 5 Stelle in Campania. De Luca rappresenta l’«arroganza contro la partecipazione. Non faremo mai accordicchi per spartirci poltrone: non è così che si sostiene il cambiamento. Per noi vale il principio che nelle istituzioni entrano solo persone oneste e pulite». Nel Pd l’indicazione di De Luca, accusa Ciarambino, «ha visto prevalere l’ingordigia, nonostante questo porterà al caos istituzionale. Noi abbiamo anche presentato un esposto in Procura», ricorda, riguardo l’ineleggibilità del neo governatore e il ruolo di Matteo Renzi. Resta il fatto che De Luca ha vinto, votato dai campani. Che hanno scelto i loro rappresentanti in base ad un giudizio che è anche una sonora pernacchia alla legge Severino. E certamente i famosi impresentabili non stanno da una parte sola: c’è pure lady Mastella, imputata per concussione a Napoli, che con 10 mila voti di preferenza potrebbe tornare a sedersi in Consiglio regionale, con lei il meno noto Alberico Gambino (Fratelli d’Italia), che ha ottenuto oltre 10 mila voti. Perché, senza calcolare De Luca, eletto con il 41 per cento delle preferenze e quasi un milione di voti, i candidati nella black list hanno totalizzato più di 40mila voti. Tutti insieme rappresentano il 2 per cento dei voti validi. Saranno pure impresentabili, ma agli elettori piacciono.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.