Dopo Pinuccio Tatarella il vuoto. Nessuno è stato in grado di farsi esecutore di quel testamento politico lasciato, prematuramente, in eredità ai posteri dall’allora capogruppo alla Camera di An. Di quella Puglia culla del pensiero moderato ed europeista già in tempi non sospetti, non restano che frammenti di una fotografia strappata, dilaniata, da personalismi e sanguinosissime guerre fratricide che hanno finito per ridurre al lumicino quella che, una volta, era una fiamma che puntava ad andare oltre. Il progetto tatarelliano di convergenza di tutti i moderati sotto un unico tetto che potesse «portare il Polo oltre il Polo», appare tristemente naufragato. Per un sadico gioco del destino, lì dove è nato il centrodestra berlusconiano, oggi muore. Una triste parabola associabile a quella degli ulivi, una volta vigorosi e fieri, ora logorati da mortali parassiti. Il centrodestra pugliese, ancora una volta, riconsegna il governo della regione nelle mani del centrosinistra. A Michele Emiliano, a suo modo interprete al contrario dell’ideologia tatarelliana. La sua ben predisposizione ad accogliere tutti sotto la sua ala protettiva, non badando al pedigree politico di ognuno, ha finito per aver schiacciato la sinistra radicale, quella degli ultimi dieci anni di Nichi Vendola. Tant’è che Sel non è stato presentato. A spazzar via il governo vendoliano ci pensa, paradossalmente, Emiliano e non il centrodestra, impegnato a lotte intestine. Raffaele Fitto perde nuovamente la sua roccaforte, non riuscendo ad andare «Oltre», bloccato da Silvio Berlusconi che lo considera, oramai, l'ennesimo Bruto, dopo Fini e Alfano. Quest'ultimo, in Puglia, è andato a braccetto proprio con Fitto. Francesco Schittulli e Adriana Poli Bortone, candidati alla presidenza della regione, sono state pedine su uno scacchiere politico non solo regionale ma anche, soprattutto, nazionale. L’ex ministro ha schierato il suo plotone nella civica «Oltre con Fitto» a sostegno di Francesco Schittulli. Con lui anche Fratelli d’Italia, partito sventrato da Silvio Berlusconi che ha sottratto Adriana Poli Bortone dalle fila di Giorgia Meloni, la quale non ha pensato due volte a bannare l’ex sindaco di Lecce. La Poli, ancora una volta, si è rivelata elemento di disturbo. Già cinque anni fa, infatti, l’ex sindaco di Lecce concorse alla debacle del centrodestra e di Rocco Palese, fedelissimo dell’ex ministro. Ieri come oggi il centrodestra, con motivi e dinamiche assai diverse, si è presentato agli elettori spaccato. Ieri come oggi, è stato punito, perdendo ancora una volta. Le riflessioni politiche che si apriranno da oggi in poi riguarderanno il futuro di ognuno. Indubbiamente tutti gli attori ne escono con le ossa rotte. E gli interrogativi non mancano. Riuscirà Raffaele Fitto col movimento «Conservatori e Riformisti» a non finire come i suoi predecessori Gianfranco Fini e Angelino Alfano? In quanti lo seguiranno? E quanti invece torneranno sui propri passi barattando poltrone? Silvio Berlusconi cosa farà in Puglia? Ricostruirà il tesoretto elettorale partendo da chi? Potrà contare su Adriana Poli Bortone? Chi ci sarà nel vecchio o nuovo o ristrutturato progetto politico? Certamente Luigi Vitali, lo «sceriffo» inviato da Arcore per mettere in riga i dissidenti. Fra tanti è lui, infondo, ad essere soddisfatto. Il suo è stato un piccolo miracolo. È riuscito a mettere in piedi, in pochissimo tempo, a serrare nuove fila per combattere l’ennesima guerra interna.
Il centrodestra muore dove nacque con Tatarella
Dopo di lui i moderati non sono più riusciti a unirsi
