La risoluzione

I Fratelli musulmani nella lista Ue dei terroristi

Valutare l’inserimento delle reti dei Fratelli musulmani nella lista europea delle organizzazioni terroristiche. É la richiesta contenuta nella risoluzione approvata ieri dal Parlamento europeo con 381 voti favorevoli, 167 contrari e 15 astensioni, che punta l’attenzione sull’«entrismo islamista», ossia la penetrazione nelle istituzioni attraverso associazioni, scuole e fondi. Organizzazioni di facciata, canali finanziari, reti giovanili e soggetti con funzioni di coordinamento dovranno, dunque, essere esaminati prima di eventuali misure restrittive. Tra le realtà citate figura il Forum delle organizzazioni giovanili e studentesche musulmane europee (Femyso), sul quale gli eurodeputati chiedono controlli più severi su accessi e fondi Ue. La risoluzione del Partito popolare europeo è passata con il sostegno del centrodestra.

«Ancora una volta si è dimostrato che la “maggioranza Giorgia”, con tutti i gruppi di centrodestra uniti su battaglie di buon senso, è l’unica possibilità di riportare l’Europa sul sentiero del pragmatismo, della sicurezza e dello sviluppo», ha detto Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia-Ecr all’Europarlamento. Approvato anche un emendamento FdI-Ecr, firmato da cinque eurodeputati, a sostegno delle misure nazionali contro burqa e niqab nei luoghi pubblici. Soddisfatta anche la Lega: «Il testo del Partito Popolare Europeo è stato rafforzato con contenuti già presenti nella risoluzione targata Lega, a prima firma Susanna Ceccardi e illustrata ieri a Strasburgo insieme ad Anna Maria Cisint e Silvia Sardone», si legge in una nota.

Ma l’attenzione verso la Fratellanza Musulmana supera i confini europei. In Florida, il 29 settembre, il governatore Ron DeSantis e il suo gabinetto hanno approvato la designazione del Council on American-Islamic Relations (Cair), organizzazione musulmana americana per i diritti civili, e dei Fratelli musulmani come organizzazioni terroristiche. La misura entrerà in vigore il 5 novembre, salvo interventi dei giudici e prevede restrizioni sui fondi pubblici, sui contratti e sui rapporti con scuole e università, oltre a sanzioni per chi fornisce sostegno materiale nei casi previsti dalla legge. Washington, invece, ha già designato specifiche branche della Fratellanza. Il 13 gennaio il Dipartimento del Tesoro ha inserito quelle egiziana e giordana tra gli Specially Designated Global Terrorists (Sdgt), soggetti colpiti da sanzioni antiterrorismo. Quella libanese è stata classificata anche Foreign Terrorist Organization (Fto), organizzazione terroristica straniera. A marzo, la stessa doppia designazione ha riguardato la branca sudanese. Cair, inoltre, compare da anni nelle polemiche sul processo alla Holy Land Foundation, condannata per finanziamenti ad Hamas. Fu indicata tra i «co-cospiratori non incriminati», ma non venne processata né condannata per terrorismo.

In Italia, intanto, scoppia il caso sharia. La Procura di Padova, infatti, ha aperto un fascicolo sulla Camera Arbitrale Islamica Italiana, un’associazione costituita il 3 marzo scorso che propone di risolvere controversie civili e commerciali secondo i principi della legge islamica. Il regolamento stabilirebbe che, nelle decisioni secondo diritto, siano applicati prima i precetti islamici comuni alle nazioni musulmane e poi, per le questioni non disciplinate dalla sharia, il diritto italiano. Per controversie sotto i 5mila euro prevede decisioni secondo equità, sempre tenendo conto dei principi islamici. Dopo l’esposto dell’avvocato Francesco Minutillo, di Futuro Nazionale, il procuratore di Padova Angelantonio Racanelli ha aperto un fascicolo a modello 45, senza indagati né ipotesi di reato e annunciando «i doverosi accertamenti». Il «Tribunale islamico» non avrebbe ancora affrontato o risolto controversie e gli accertamenti della Procura dovranno valutare se è compatibile con i principi fondamentali dell’ordinamento italiano.

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