Un siparietto delizioso: mentre i due principali contendenti si infilano le dita negli occhi, il terzo si accomoda in prima fila e si gode lo spettacolo. È la straordinaria sitcom del campo largo: il viaggio intorno al mondo di Elly e Giuseppi, tra alleanze eternamente rinviate, dispetti ferocissimi e continui colpi di scena.
Una serie scoppiettante che ci accompagnerà probabilmente fino a Carnevale, con interrogativi sempre più assillanti: si faranno le primarie? O, sull’onda dell’esasperazione dei militanti, si farà largo un federatore? O ancora, alla fine, il contendente più astuto abbandonerà l’agitata compagnia per cercare fortuna in beata solitudine? Insomma Enrico Letta, che agita il suo spettro.
Con l’approvazione della legge elettorale ieri a Montecitorio, l’indicazione del candidato premier sulla scheda è diventata obbligatoria.
Ne consegue che la sinistra dovrà per forza trovare un nome e un accordo: è l’avvio ufficiale dello psicodramma.<QA0>
Il come, infatti, resta un problema di una certa rilevanza. Elly Schlein è rimasta l’unica a chiedere a gran voce la convocazione dei gazebo, nella convinzione di poter vincere il confronto, con la manina di Maurizio Landini.
Il Pd — che la pensa al contrario della sua segretaria- sotto sotto spera ancora nel salvifico ingresso in campo del terzo nome.
Il salvatore della Patria, quello che ci mette la faccia ed evita — se non altro — il disfacimento della traballante coalizione.
Soprattutto ora che il provvidenziale federatore ha un nome e cognome: Roberto Gualtieri, il sindaco della Capitale pronto a tentare il secondo mandato al Campidoglio.
Il jolly è stato evocato anche dall’avvocato di Volturara Appula, che imputa alla sua concorrente diretta la decisione di ignorare le richieste dei tanti che temono le guerre puniche alle primarie. Lui, per carità, era pronto a farsi da parte, ma lei è stata inflessibile. Questa almeno la ricostruzione offerta dal leader M5S alle telecamere.
Il diretto interessato, che fu ministro dell’Economia nel secondo governo Conte, nega di essere interessato.
Ieri il suo sherpa, il deputato ed influente dem romano Claudio Mancini, ha detto in un’intervista a Repubblica: «Gualtieri fra un mese apre la campagna elettorale, ma non è — né può essere — indifferente allo scenario nazionale che nel 2027 vedrà le elezioni politiche intrecciarsi con quelle amministrative».
Morale: la porta resta aperta, nel caso cresca la fronda dei contrari alle primarie. Una sollevazione trasversale, capeggiata tra gli altri dai co-leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, la coppia di birichini che teme di essere sopraffatta da un match potenzialmente distruttivo.
C’è un’unica possibile conseguenza: il sindaco chitarrista resta pronto all’uso, dietro la porta.
Il clima, va precisato, è quello che è, pessimo. I cospiratori, molto attivi in Transatlantico, devono guardarsi le spalle; i fedelissimi di Elly Schlein sono sguinzagliati ovunque, tra Camera e Senato. Hanno l’incarico di segnalare ogni incontro sospetto, pronti a tradurre e a riferire qualsiasi bisbiglio.
La numero uno ha acquisito la consapevolezza che rumors e trame vengono proprio dal suo partito, il Pd.
Peraltro, anche la ricerca del terzo nome ha visto la partecipazione di almeno altri due pretendenti che sono stati vicini all’incoronazione. I profili sono noti: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il preferito da Giuseppe Conte, e la sua collega glamour, Silvia Salis, la prima cittadina di Genova. Una concorrenza che Gualtieri ha sbaragliato: almeno in questa casella, l’unico rimasto in piedi è lui.
Certo, il fantasista del Campidoglio è sullo sfondo, la carta della disperazione: ultima spiaggia.
Elly Schlein vuole giocarsi a tutti i costi il braccio di ferro con l’ex premier. Finora ha respinto tutte le possibili vie d’uscita. Compresa l’ultima.
Racconta un peones del Nazareno che un altissimo esponente della gerarchia interna l’ha invitata recentemente a riflettere. Un discorso a cuore aperto: se fai come D’Alema con Prodi, il giorno dopo puoi chiedere qualsiasi cosa. Se ti intestardisci sulle primarie e le perdi, la tua carriera politica è finita.
Un avvertimento che non ha minimamente smosso la segretaria e che fa lievitare lo sconcerto nelle sue truppe.
Stavolta poco spazio all’happy end: grande è la confusione sotto il cielo.
