Politica

All’ombra della Lanterna l’harakiri della sinistra

La scissione di Civati e Pastorino fa perdere il Pd

Da una parte gli errori del Pd, dall’altra il centrodestra unito. Risultato? Una partita aperta quella in Liguria, dai risvolti importantissimi, una sorta di cartina tornasole di quello che potrebbe succedere a livello nazionale incidendo sul futuro del governo Renzi. Sì, perché la spaccatura nel centrosinistra è stata profonda e può lasciare il segno. Prima le violente polemiche sulle primarie, con tanto di dimissioni di Cofferati in segno di protesta contro presunti brogli, poi la candidatura di Luca Pastorino, ex deputato Pd, civatiano, sostenuto dall’ex sindaco di Bologna e dalla lista Rete a Sinistra. Dovrebbe essere lui l’uomo chiave della sfida in una regione tradizionalmente a sinistra. I sondaggi infatti lo accreditano di una percentuale superiore al 12%, voti preziosi sottratti all’ex compagna di partito Raffaella Paita, che potrebbero far pendere l’ago della bilancia a favore del centrodestra. Sulla candidata renziana, assessore regionale alla Protezione Civile (nonché delfina dal governatore uscente Claudio Burlando) rischia di pesare l’avviso di garanzia ricevuto in relazione alla mancata allerta durante l’alluvione che, lo scorso ottobre, provocò una vittima e danni ingentissimi a Genova. Un evento che i cittadini non hanno dimenticato e l’etichetta di «assessore dei due alluvioni» potrebbe rappresentare la carta vincente che Giovani Toti, europarlamentare di FI, ha ripetutamente giocato durante la campagna elettorale insieme a un’altra parola chiave: discontinuità, rispetto agli ultimi 10 anni di amministrazione Pd. Partito tra la diffidenza generale (e con una clamorosa gaffe su Novi Ligure, collocato in Liguria invece che in Piemonte), il braccio destro di Berlusconi, è riuscito in un’impresa quasi impossibile, considerato il momento storico: ricompattare il centrodestra, da Alfano a Salvini, passando per Fratelli d’Italia. Il segretario della Lega dopo il patto stretto con l’ex Cavaliere ha persino accettato di ritirare la candidatura, già formalizzata, di Edoardo Rixi, scatenando le proteste dei leghisti liguri. «Si è formato un esperimento che può costituire un metodo di lavoro, abbiamo trovato obiettivi comuni, con alleati che hanno rinunciato a parte delle loro peculiarità per creare una coalizione. Credo sia un bell’esempio per il centrodestra dove tanti dirigenti con il sedere al caldo continuano a spiegare come si fa politica», ha spiegato Toti, che rischia di essere indebolito dall’outsider Enrico Musso, indipendente, candidato la civica Liguria Libera. Nella terra di Beppe Grillo, si attende un risultato importante dalla giovane Alice Salvatore del M5S che gioca in casa e potrebbe sfruttare un altro argomento molto sentito: le «spese pazze» dei gruppi consiliari, puntando così sull’onda lunga dell’antipolitica e del malcontento, sentimenti molto diffusi in Liguria che fanno pensare anche a un forte astensionismo: sono attesi alle urne circa il 50% degli elettori. A completare la rosa degli otto candidati per la poltrona di presidente della Regione ci sono Antonio Bruno, con la lista Progetto Altra Liguria, Matteo Piccardi per il Partito Comunista dei Lavoratori e Mirella Batini con Fratellanza Donne. Nell’Ohio italiano (Stato americano quasi sempre decisivo per l’elezione del presidente degli Stati Uniti), come è stata definita la Liguria, in caso di vittoria in extremis della Paita, non è da escludere neanche un Patto del Nazareno al pesto, con gli ex berlusconiani vicini a Scajola in soccorso della candidata renziana per consolidare la maggioranza. Un’alleanza che era stata già denunciata da Cofferati e da Pippo Civati durante le tempestose primarie del Pd dello scorso gennaio.

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