Politica

Renzi: "Antimafia usata per regolare conti interni"

"De Luca e la Bindi se la vedranno in tribunale". In mattinata la gaffe: la lista? Nessuno sarà eletto

Una gaffe degna di Mike Bongiorno. Renzi giovedì sera aveva spiegato a Virus che la lista degli «impresentabili» rappresentava un finto problema perché «nessuno di questi verrà eletto», in quanto esponenti di liste di appoggio che difficilmente riescono a raggiungere il quorum minimo per eleggere anche un solo rappresentante. Un concetto ribadito anche ieri nella sua Enews settimanale: «Mai visto dibattito così autoreferenziale e lontano dalla realtà - ha sottolineato Renzi - Scommetto che come tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di dire che nessuno di loro, verrà eletto, nessuno! Sono quasi tutti espressioni di piccole liste civiche che grazie al sistema elettorale delle singole regionali vengono assemblate per prendere un voto in più». Frasi clamorosamente smentite ieri dall’elenco dei 17 «impresentabili» distribuito dalla commissione parlamentare Antimafia, presieduta dalla «rottamata» Rosy Bindi. Una lista in cui compare non solo Sandra Lonardo, moglie di Mastella ed ex Presidente del Consiglio regionale della Campania dal 2005 al 2010 (ora candidata nelle fila di Forza Italia), che ha alte possibilità di essere eletta, ma soprattutto Vincenzo De Luca, candidato del Pd alla presidenza della Regione Campania, sul quale pende un giudizio a carico per il reato di concussione. La Bindi che ha spiegato le motivazioni che hanno portato alla compilazione dell’elenco, reso noto alla vigilia del voto: «Non vogliamo entrare in campagna elettorale, non ci interessa proprio, ma fotografare la realtà con dati che si avvicinano alla massima attendibilità». Durissima la controreplica, arrivata in serata dal premier durante la chiusura della campagna elettorale nelle Marche: «Mi fa molto male una cosa: che si utilizzi la vicenda dell’Antimafia per una discussione tutta interna, per regolare conti interni a partiti. L'antimafia non può essere utilizzata in modo strumentale, ci si devono riconoscere tutti». Parole che riassumono quelle pronunciate nel pomeriggio da tutti gli esponenti renziani del partito, in uno scontro di violenza inaudita con chi della minoranza, invece, difendeva il lavoro svolto dalla commissione presieduta dalla Bindi. Su De Luca, inoltre, pende come una spada di Damocle anche la Legge Severino, come ribadito ieri da Alfano: «Da ministro dell'Interno dico che per De Luca sarà applicata, questa è una posizione largamente condivisa nel governo». Una scelta inevitabile per chi «sulla legalità non accetta lezioni da nessuno», ma Renzi ha già precisato che «la legge Severino è stata applicata due volte e in entrambi i casi i politici sono stati rimessi in ruolo» sottolineando poi che «De Luca sarebbe un ottimo presidente» ma «con un altro nome, forse, avremmo vinto con maggiore sicurezza». E chissà che per una volta al Premier, dopo tutte queste polemiche, non convenga perdere la Campania.

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