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Ed ecco l’impresentabile doc

La rabbia dell’ex sindaco: "Denuncio la Bindi per diffamazione. Mi hanno trattato peggio di Riina per colpire il governo Renzi" LEGGI ANCHE Tutti gli impresentabili dell'Antimafia

Il terremoto si scatena poco dopo le 14. Il nome di Vincenzo De Luca viene inserito nella lista degli «impresentabili» stilata dalla Commissione parlamentare Antimafia per una vecchia accusa di «concussione continuata», risalente addirittura al 1998. Non c’entra niente, quindi, con la condanna in primo grado per abuso d’ufficio che potrebbe costare al candidato governatore della Campania la tagliola della legge Severino. E, paradossalmente, la decisione della commissione guidata da Rosy Bindi non è destinata ad avere effetti «legali» sulla candidatura di De Luca. Ma dal punto di vista politico è tutta un’altra storia. Una vera e propria bomba. Alla quale l’ex sindaco di Salerno risponde nel suo stile, con rabbia e disprezzo nei confronti della «pasionaria Dem». «Denuncio Rosy Bindi per diffamazione e la sfido a un dibattito pubblico per sbugiardarla» è il primo cinguettìo su Twitter. Al quale seguono repliche più articolate e sprezzanti: «È evidente che c’è un uso strumentale della mia persona, l’aggressione vera è al segretario del partito Matteo Renzi» accusa De Luca, «e ha l’obiettivo di mettere in difficoltà il governo nazionale». Il candidato parla di una «campagna di aggressione che sarebbe stata eccessiva anche per Totò Riina». E torna ad attaccare la Bindi: «L’unica impresentabile e' lei. Le manderò un ringraziamento per i 100 mila voti che mi ha fatto guadagnare. È solo una pia donna di potere, che ha utilizzato tra i suoi sponsor politici uno dei peggiori esponenti della clientela politica in Campania, massimo produttore del debito sanitario, di cui illustrerò opere e virtù nel corso del confronto». Poi De Luca rievoca la vicenda per la quale è finito nella lista degli «impresentabili». «Tutti gli atti amministrativi in questione sono stati sollecitati dal Prefetto dell’epoca e dai sindacati, io ho rinunciato alla prescrizione e sono orgoglioso di aver le preso decisioni urbanistiche necessarie a salvare 250 lavoratori dell’Ideal Standard. Oggi rifarei tutti gli atti esattamente come 17 anni fa». Nessun passo indietro, quindi, nonostante dagli avversari in campagna elettorale, MoVimento 5 Stelle in primis, salga alto l’invito a farsi da parte nella corsa alla Regione. Ma la scalata alla presidenza della Campania, resa improba dall’ultima mossa della Bindi, era già piuttosto complicata per la pronuncia della Cassazione che ha lasciato alla giustizia ordinaria il compito di valutare i ricorsi sulla legge Severino. Una scelta, quella della Suprema corte, che rende ancora più probabile la decadenza immediata di De Luca e il conseguente ritorno alle urne. È proprio cavalcando il rischio di un «voto inutile» che Caldoro sta affrontando le ultime tornate della sua campagna elettorale. A quanto pare con successo. Nei sondaggi riservati in mano ai partiti, la forbice tra il candidato di centrosinistra e quello di centrodestra, nei giorni scorsi segnalata intorno ai 4 punti percentuali, sta andando riducendosi. Per qualche rilevazione sarebbe addirittura già stato certificato il sorpasso. Un finale che, in fin dei conti, potrebbe persino far comodo a Matteo Renzi. Invece di affrontare la grana decadenza, potrebbe regolare i conti con la minoranza colpevole della sconfitta.

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