Politica

Se all’ipocrita di sinistra non piacciono le cartoline

Pietro De Leo «Quanto mai imbecille» è la definizione che, ad Agorà, l’ex ministro dell’università Fabio Mussi, ora dirigente di Sel, ha dato al nostro titolo in prima pagina di ieri. Dove...

« Quanto mai imbecille» è la definizione che, ad Agorà, l’ex ministro dell’università Fabio Mussi, ora dirigente di Sel, ha dato al nostro titolo in prima pagina di ieri. Dove campeggiava, lo ricordiamo, la scritta «Saluti da Rom» a corredo di una foto, incorniciata a mo’di cartolina, con la scena del crimine di Primavalle, dove una donna è stata uccisa, e altre otto persone ferite, da un’auto con tre zingari all’interno lanciata a 180 all’ora fuggendo da un posto di blocco. «L’etnia, la religione e la razza, ammesso che se ne possa parlare visto che ce n’è una sola ed è quella umana, sono irrilevanti rispetto all’incidente», ha detto Mussi. Giusto, nel recinto del politicamente corretto. Sbagliato, se quel recinto vogliamo – e noi vogliamo – scavalcarlo per collocare il delitto di Primavalle all’interno di quell’ampia cornice che è il modo in cui la gran parte dei nomadi si rapporta alla nostra società. Riassumibile in una sola parola: rifiuto. Verso qualsiasi espressione del nostro Stato, e lo testimoniano i vigili urbani, vigili del fuoco o agenti delle Forze dell’Ordine aggrediti ogni qual volta si avvicinano agli insediamenti, vere e proprie enclave dove, se vige qualche legge, non è quella italiana. E poi i furti negli appartamenti, le razzie di rame che mandano in tilt la circolazione ferroviaria, i taccheggi in metro o nelle stazioni. I roghi tossici. Cittadini di interi quartieri ridotti alla disperazione, senza tutela, le Forze dell’Ordine costantemente sotto l’occhio zelante di chi è sempre pronto a gridare all'abuso. È questa la «cartolina» di Roma (e non solo). Effetto della cortina fumogena di buonismo che ha impedito, negli anni, di vedere la sola realtà: l’integrazione non esiste. La missione è fallita. E noi siamo sempre più indifesi. Sempre più imbecilli. Esatto, ha ragione Mussi. Il quale da normalista saprà che imbecille deriva dal latino in-baculum, senza bastone che sostenga il passo, dunque debole e sempre in procinto di cadere. A noi italiani quel bastone è stato tolto da un po’ e andiamo giù con una certa facilità. Specie se ci vengono addosso a 180 orari.

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