«Il problema della Severino è stato già superato. La legge non è applicabile a chi viene eletto per la prima volta. È la mia opinione suffragata da diversi giuristi. Quindi non verrò sospeso». Si tinge sempre più di ridicolo la vicenda di Vincenzo De Luca, candidato governatore della Campania per il Pd e con sulla testa la spada di damocle di una condanna in primo grado per abuso d’ufficio che potrebbe costargli la decadenza in caso di vittoria. Ieri De Luca è tornato a dirsi tranquillo, ma dalle parti del Nazareno stanno studiando una strategia per evitare che un’ipotetica affermazione dell’ex sindaco di Salerno si tramuti in un rapido ritorno alle urne. L’ipotesi è quella di non «accelerare» i passaggi burocratici che dovrebbero portare alla sospensione di De Luca. Passaggi che devono sì passare per il premier Matteo Renzi, ma che non sono discrezionali. De Luca, insomma, è destinato sicuramente alla sospensione. Ma se avesse il tempo di formare una Giunta e nominare un vicepresidente, la consiliatura andrebbe avanti in attesa dell’esito del ricorso del governatore alla giustizia ordinaria. Un pasticcio, insomma, che galvanizza la campagna elettorale degli avversari, in particolare dell’uscente Stefano Caldoro: «Se vincesse De Luca si tornerebbe al voto» dice l’esponente di Forza Italia, «per questo dobbiamo impedirlo con il voto utile a chi può governare il giorno dopo». Per Caldoro si creerebbe «un vuoto di potere molto lungo e ci troveremmo nella situazione di aver buttato 24 milioni di euro per queste elezioni per poi doverne fare altre. Sarebbe una cosa gravissima». Contro De Luca anche il legale Oreste Agosto, chiamato a interessarsi del caso dai parlamentari salernitani del MoVimento 5 Stelle: «Nel caso De Luca vincesse, l’amministrazione regionale nascerebbe morta. La Cassazione ha confermato che al Prefetto non è attribuito alcun autonomo apprezzamento in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione della legge Severino e non è consentito di modularne la decorrenza. Quindi De Luca verrà sospeso di diritto appena eletto». Il Pd, intanto, fa quadrato intorno all’ex sindaco di Salerno: «La sentenza della Cassazione sulla Severino dice semplicemente che è il giudice ordinario e non quello amministrativo a scegliere - spiega il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi - ma non cambia nulla sull’applicazione della norma. Quindi De Luca è candidabile ed eleggibile». Sull’esponente Democratico, però, oggi potrebbe arrivare una nuova tegola con la Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi chiamata a rendere noti, nel primo pomeriggio, i nomi dei tredici «impresentabili» in corsa per le Regionali, molti dei quali sarebbero proprio nelle liste collegate al centrosinistra in Campania. Una scelta, quella della Commissione, che continua a far discutere, con le critiche persino del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, che esprime «qualche perplessità sul fatto che la politica faccia valutazioni su chi siano i presentabili e gli impresentabili. Le valutazioni spettano ai cittadini».
Ora De Luca dribbla le leggi «La Severino non mi riguarda»
Il candidato Pd in Campania: "Non verrò sospeso"
