Politica

"Correva mio padre" "No guidava Antony"

Si sfogano sorella e madre del ricercato Ma raccontano due dinamiche diverse

Hanno una gran voglia di raccontare la loro versione di fatti ma dai loro racconti contraddittori traspare anche il desiderio di "depistare le indagini". La famiglia dei tre rom che ieri viaggiavano nella macchina che ha travolto 9 persone uccidendone una, spiega com’è andata la dinamica dell’incidente ma la madre, la sorella e il cugino sostengono versioni diverse.   LA SORELLA «Non ha preso una pistola ed è andato ad ammazzare. È stato un incidente – spiega la sorella di Antony, il diciassettenne che ieri era a bordo del mezzo - Stavano andando in ospedale perché mio padre sta male. È tutto gonfio. Ha la valvola nel cuore. È nato nel ’57. Ha chiamato Antony (il figlio, ndr ) e Maddalena. Loro sono sposati, Maddalena è due mesi più grande di Antony. Hanno un bambino piccolo di dieci mesi. Fortunatamente hanno lasciato il piccolo a casa con la mamma di Maddalena. Mio padre correva con la macchina. Cosa capisce un bambino di 17 anni di cosa fa il padre? - giustifica la donna - C’era un blocco polizia e mio padre non si è fermato perché non aveva la patente. La patente la ha presa la polizia perché beveva troppo. Se si fermava era meglio. Facevano il verbale e pagavamo la multa. Ora ha ammazzato la donna e a me spiace. Poi non si è fermato ed è andato avanti. Ha fatto un incidente. Io ho pensato che forse anche Antony ha sbattuto e ha perso conoscenza – continua a raccontare la sorella - Antony non ha chiamato. La polizia mi chiede dove sta ma non lo so. È mio fratello. Ha sette anni in meno di me. Compie gli anni il 30 maggio. Noi siamo 10 fratelli, 5 uomini e 5 donne». Dopo la tragedia le forze dell’ordine hanno bussato alla loro porta: «La polizia è venuta e ha preso mio padre perché mia madre ha detto: "Ecco sta qua". Mia madre la hanno portata in questura. Alle 4 mia madre ha detto: "Mi portate a casa e la polizia l’ha accompagnata e ha chiesto dove stava Bahto (il padre di Antony, ndr ). Mia madre ha detto dove stava. Sono andati e mio padre, con calma, ha detto: "Sono stato io". Lui non è scappato. Se voleva poteva scappare ma non lo ha fatto. Bastava prendere un treno e andare a Milano, Torino, in Germania, Francia. Poteva andare ma è rimasto. Noi adesso siamo preoccupati per mio fratello. Forse è morto. Forse ferito. Forse ha un colpo al cuore. Ho chiamato l’avvocato e ho detto che se lo troviamo lo portiamo a Casalotti dai carabinieri. I carabinieri di Casalotti mi hanno detto: "Dov’è tuo fratello? Tu hai il telefono". Ma io ho detto che ha un Samsung Galaxy ma lo aveva in macchina. Hanno detto che se lo prendono i poliziotti di Primavalle lo menano quindi è meglio se viene a Casalotti. Io ho detto: "Se viene lo porto". Ora abbiamo paura. Ho sentito una voce, ci vogliono ammazzare. Vengono con i filippini che hanno il mitra. I filippini ci hanno detto che ci ammazzano i bambini. Io ho cinque figli – conclude la donna - Adesso, siccome hanno ammazzato la donna dicono che anche noi facciamo così e non è giusto. È stato un incidente, poteva morire anche Antony o mio padre. Se passavo io con i miei figli potevo morire anche io. Io qui ho i bambini. Anche la polizia ha detto che i filippini sono pieni di armi e noi ora abbiamo paura anche se non abbiamo fatto niente. Io non ho fatto niente e neanche i miei figli».   LA MAMMA Nella piccola baracca in legno dove risiede la mamma di Antony, una decina di bambini trascorrono la giornata in casa, tra 2 bombole del gas, una stufa a legna, giochi, spazzatura e avanzi di cibo. La donna è cortese, ci invita a entrare e ad accomodarci sul suo divano. Ci racconta una storia diversa da quella narrata dalla sorella del ragazzino: «Stava accompagnando suo padre in ospedale. Voleva aiutare una persona malata. Per questo motivo mio figlio correva. Ha solo 17 anni. Ora sono preoccupata per lui. Ho un grande dispiacere per la famiglia – afferma la mamma del ragazzo. Sono dispiaciuta per i parenti. Prego sempre per quelli che stanno in ospedale, che stanno tranquilli, che guariscano presto e vadano a casa».   IL CUGINO «Il ragazzo che ha fatto il reato è minorenne – afferma il cugino del ragazzo, raccontando una terza versione - so che non ha fatto bene ma stava accompagnando suo padre in ospedale. Altre volte, quando era stato male, ha chiamato l’ambulanza ma ieri lo ha accompagnato il figlio. Il ragazzo non voleva ammazzare quella persona. Oggi ho visto al telegiornale che non si sono fermati all’alt ma secondo me non è vero, non c’è stato l’alt. Sono passati con il rosso, correvano e hanno fatto uno sbaglio. Però non è che sono andati ad ammazzare quella persona. Sono andati a salvare il padre. Il problema è che era minorenne – continua il ragazzo - Quando avevo 15 anni anche la mia mente era diversa. Se mi fermavano scappavo ma adesso mi fermo subito. Io anche da minorenne guidavo la macchina e quando mi fermavano al posto di blocco scappavo perché non avevo la patente e l’assicurazione. Adesso Bahto è venuto a casa ma il figlio no. La nuora, la moglie di mio fratello, la hanno arrestata sul posto. Loro si sono sposati a 16 anni, ora hanno un figlio di 10 mesi. Tra noi ci sposiamo presto, io ho 20 anni e mi sono sposato a 18. Quando è arrivata la polizia Bato ha detto subito: "Sono io, ero in macchina con mio figlio". Quando ho sentito la notizia sono andato al bar e ho bevuto per la rabbia. Un minorenne che va a rovinare la sua vita. Ma per cosa?».

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