Politica

Il Cavaliere carica i suoi: "Con il tris Renzi a casa"

Berlusconi: "Così potremo tornare un Paese democratico"

Peccato che stasera, a Virus, nonostante l’impegno di Nicola Porro, non ci sarà lo scontro diretto tra Renzi e Berlusconi, pare per rifiuto del secondo. I due saranno presenti in studio, ma in momenti diversi della puntata. Sarebbe stato interessante vederli faccia a faccia (stavolta) a beneficio di telecamera, dopo che in questa campagna elettorale, strana e diversa, il premier e il leader di Forza Italia si sono immedesimati sempre in qualcun altro. Ieri ne abbiamo avuto le ultime riprove. Berlusconi si cala nel se stesso di circa quindici anni fa. E rievoca di nuovo, per ben due volte, a Padova e poi a Genova, il sogno del 2000, quando al termine di una campagna elettorale inedita condotta a bordo della «Nave azzurra», il Cav portò il centrodestra a vincere in otto regioni su quindici. D’Alema, che era a Palazzo Chigi senza essere stato eletto, si dimise. Ora, Berlusconi spera di ripetere quel miracolo, pur cambiando le aspettative. Stavolta, dice, basterebbe perdere 4-3, confermando Veneto e Campania e conquistando la Liguria. A quel punto, secondo Berlusconi, «credo che una parte del Pd potrebbe costringere Renzi a dare le dimissioni: potremmo ricominciare a chiedere elezioni per tornare ad essere un paese veramente democratico». Anche il resto della giornata è tutto un revival, dal «predellino» nella padovana Piazza dei Frutti, dove invita i cittadini ad «andare a votare e votare bene», fino all’enfasi sui bagni di folla a cui un leader non può sottrarsi. «Scusate il ritardo ma ho trovato molti giovani davanti all’hotel» si schermisce Berlusconi arrivando, sempre a Padova, alla conferenza stampa nella sede di Forza Italia, sottolineando il «grande affetto» che gli viene manifestato «dovunque in Italia» e «ripaga di tante umiliazioni che ho dovuto subire». Sui contenuti, mette sul tavolo l’obiettivo in cui, nelle ultime settimane, ha battuto più il tasto: «Vedo un futuro solo se i moderati potranno trasformarsi da maggioranza numerica in una maggioranza politica organizzata», un progetto in cui «è prevista anche la Lega, perché stando fuori non si fa altro che favorire la sinistra». Non manca, a Padova, una stoccata a Flavio Tosi, ex Carroccio, ora candidato a trazione centrista contro l’alleanza Luca Zaia- azzurri. Per lui, il Cav non vede «nessuna possibilità, come per gli altri piccoli partiti». Insomma, una rispolverata del concetto di voto utile, introdotto proprio da Berlusconi in occasione delle politiche del 2008 per anestetizzare il proliferare di liste che rischiavano di bucherellare la corazzata del Pdl. Gli avversari? No, stavolta niente comunisti che mettono a bollire i bambini, ma solo accenni alla «inaffidabilità» della sinistra e una replica, blanda, a Renzi, che tre giorni fa lo aveva accusato di aver lasciato il Paese in macerie: «Dal ’94 a oggi noi siamo stati al governo 9 anni e la sinistra 12, se si tratta di macerie devono spalare più loro», ironizza Berlusconi. Dunque, serenità e ricordi (citando le «tante cose di cui andare fieri», dalle pensioni minime a un milione al mese fino alla gestione del post terremoto), in una giornata tutto sommato positiva perchè costellata anche dalla non opposizione della Procura Generale di Milano – e ieri era l’ultimo giorno per utile – all’estinzione della pena del processo Mediaset. E Renzi? Anche lui, ieri, ha vissuto l’apoteosi dell’immedesimazione. E, forse inconsapevolmente, proprio in quello che una volta era il suo contraltare del Nazareno. Il repertorio utilizzato ieri dal premier ricordava proprio il classico bagaglio retorico berlusconiano. «Berlusconi ha finito di rovinarci i sogni», ha detto a Perugia, e fin qui nulla di che. Ma poi ecco la calata nell’avversario – alter ego - padre catodico. «Siamo quelli che le cose le fanno, mentre gli altri sbraitano e si alzano tutte le mattine dicendo che qualcosa va male», ha detto il premier, e ricorda molto due cavalli di battaglia berlusconiani: «Gli uomini del fare» della primissima Forza Italia e gli appelli contro il pessimismo della sinistra. «Se voi tutte le sere andate in televisione a dire che il Paese va in malora, gli italiani finiscono per pensare che è così», disse il Cav ai suoi avversari nel lontano 2005. E ancora, il richiamo di Renzi alle «tre L per far ripartire l’Italia: legalità, lavoro e leggerezza», che rimanda dritto ad uno dei più celebri slogan della campagna elettorale di Berlusconi per le politiche del 2001: le famose «tre i» (impresa, internet, inglese) su cui orientare il sistema scolastico. Da ultimo, l’appello al voto, che Renzi ha rivolto alla platea perugina: «Istruzioni per l’uso: prendere il telefonino in mano, controllare la rubrica, fare l’elenco di persone da contattare». Parole che riecheggiano le innumerevoli «chiamate alle armi» che il Berlusconi dei tempi d’oro lanciava nelle affollate chiusure di campagne elettorali. «Convincete tutti a votare: parenti, amici e perché no anche le amanti...», disse una volta, ma ci furono innumerevoli varianti della formula, tipo quella, vagamente evangelica, del «vi nomino missionari della libertà, andate e convincete gli indecisi». Insomma, mancava solo che Renzi facesse le famose domande retoriche a cui il pubblico deve rispondere sì o no, altro topos berlusconiano. Ma non è escluso che ci arriveremo.

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