Luigi de Magistris con un quinto dello stipendio pignorato. Dopo la condanna in primo grado a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio, inflittagli per avere acquisito, nel corso della fallimentare inchiesta “Why Not”, i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza la necessaria autorizzazione delle Camere di appartenenza, il sindaco di Napoli si è vista ridotta la mensilità per via del risarcimento di 20mila euro dovuto all’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, “spiato” illegittimamente dall’allora pm, poi indagato e infine prosciolto da ogni accusa. Mastella aveva ottenuto dal tribunale di Roma il riconoscimento di una richiesta risarcitoria, ma il sindaco di Napoli si era rifiutato di sganciare i soldi perché, disse, «i 20mila euro non ce li ho e non glieli devo dare». De Magistris, certo di vincere la sua battaglia, invitò Mastella ad essere «più cauto nel cantare vittoria», dandogli appuntamento ai successivi gradi di giudizio. Sta di fatto che, in attesa delle prossime pronunce, il sindaco non potrà più incassare lo stipendio per intero. «Non mi hanno mai perdonato di aver avuto il coraggio, da magistrato, di contrastare il sistema, il cancro tra corruzione, mafia e massonerie deviate che influenzano il nostro Paese fino al punto di arrivare al pignoramento di un quinto dello stipendio da sindaco», ha attaccato l’ex pm, dimenticando di dire che quella mega inchiesta sul presunto malaffare calabrese collegato a politici corrotti, «sporchi» imprenditori, servizi segreti deviati, massoneria e toghe colluse, ha portato persino alla caduta di un governo, quello guidato da Romano Prodi, e a un duro scontro fra le procure di Catanzaro e Salerno, nonostante il «nulla probatori» che la reggeva. Ma per de Magistris tutto ciò non conta: «Il sistema - ha infatti aggiunto - reagisce contro di me con tritolo istituzionale e ha l’obiettivo mirato di distruggere professionalmente, istituzionalmente, moralmente e dal punto di vista esistenziale chi ha osato contrastare la casta politica e quella casta che è dentro le istituzioni». E anche in questo caso l’ex pm scorda di dire a chi lo ascolta che nelle motivazioni della condanna per abuso d’ufficio, è scritto che «l’obiettivo immediato e finale di realizzare la conoscibilità dei dati di traffico di parlamentari (…) viene desunta non da meri sospetti o illazioni, ma proviene da un contesto univoco, comprovante (…) la messa in atto di una violazione comune e consapevole delle disposizioni di legge». E se de Magistris, incavolato nero per il pignoramento, si dice «persuaso» che l’Italia sia un «Paese fradicio nelle sue fondamenta» che «utilizza tutte le sue articolazioni formalmente legali per spaccare le gambe e piegare la schiena», dovrebbe anche ricordare che nelle altre motivazioni, quelle che hanno disintegrato l’inchiesta Why Not, viene rivelato che quella indagine è figlia dell’enorme «risalto mediatico che il procedimento ha avuto soprattutto nella fase delle indagini preliminari e che ha portato alla ribalta nazionale i suoi principali protagonisti divenuti nel frattempo veri e propri personaggi pubblici televisivi di grande notorietà». E sarebbe anche il caso di rammentare che per il giudice tutto ciò ha condotto «a una distorta e infedele rappresentazione dall’esterno delle reali e obiettive risultanze delle fonti di prova». Pignoramento dello stipendio a parte, l’ex pm, sospeso dalla carica di sindaco per via della legge Severino e reintegrato dal Tar, è anche alle prese con la pronuncia della Corte di Cassazione, che ha stabilito come debba essere il giudice ordinario, e non quello amministrativo, a decidere sui ricorsi contro le sospensioni. Se entro un mese il sindaco di Napoli non otterrà un nuovo provvedimento che lo metta al riparo, il prefetto dovrà sospenderlo nuovamente.
Giggino, stipendio pignorato Deve risarcire Mastella
Il sindaco di Napoli spiò illegalmente l'ex ministro della Giustizia
