Non saranno come le elezioni regionali del 2000 che costrinsero l’allora premier Massimo D’Alema a dimettersi per il tracollo del Pds, ma anche il voto del 31 maggio potrebbe diventare «pesante» per il futuro sia del centrodestra che del centrosinistra. Iniziando da Matteo Renzi che si gioca molta della sua credibilità per il futuro. Un risultato di 4 a 3 per il Pd – che il premier ha spiegato che per lui sarebbe comunque una vittoria – lo metterebbe infatti in serie difficoltà. Perché significherebbe aver perso in Campania con un candidato «sbagliato» e «impresentabile» come Vincenzo De Luca e perché significherebbe soprattutto aver perso la Liguria, l’unica regione dove Forza Italia, Lega e Area Popolare possono provare a ribaltare il pronostico che vede favorito il centrosinistra. Ma un 4 a 3 ridarebbe fiato – e argomenti – alla sinistra del partito Democratico che avrebbe gioco facile a sostenere che le ultime scelte politiche del premier – dall’Italicum alla scuola – non sono affatto piaciute agli elettori del Pd. E ridarebbe fiato anche a Sergio Cofferati, candidato battuto tra mille polemiche alle primarie. Ma il voto di domenica è anche una serie di sfide nelle sfide. In Veneto bisognerà vedere soprattutto quale sarà il risultato elettorale di Forza Italia. Il partito che ha amministrato la Regione per quindici anni con Giancarlo Galan è dato drammaticamente in caduta libera. E questo potrebbe diventare un serio problema per Berlusconi, costretto a quel punto ad andare a trattare la nascita di un nuovo centrodestra con un Matteo Salvini che sarebbe invece il vincitore assoluto, visto che Luca Zaia, a meno di sorprese dell’ultimo minuto, viaggia verso la riconferma alla Regione. E questo sarebbe una doppio successo per il leader leghista: contro Flavio Tosi, il sindaco di Verona che ha strappato con la Lega e si è presentato da solo, e contro il Cavaliere, scavalcato alla grande nei voti. Ma questo, per i maligni, fa parte anche del «gioco» di Matteo Renzi: un Berlusconi azzoppato e una Lega padrona del centrodestra gli consegnerebbe le chiavi per palazzo Chigi anche alle prossime elezioni del 2018. Da guardare con attenzione anche quello che riusciranno a fare il partito di Alfano, che si presenta come Area Popolare, e i Cinque Stelle. Per i primi il risultato dovrà decretare se si tratta di una formazione ancora in vita, e quindi capace di restare attorno alla soglia del 4 per cento, oppure ormai scomparsa dal panorama politico nazionale. Con una contraddizione evidente: pur essendo marginali gli uomini di Alfano restano decisivi per gli equilibri della maggioranza in Parlamento grazie al risultato del voto nel 2013. Infine il MoVimento 5 Stelle: questa è stata la prima campagna elettorale in cui Beppe Grillo si è defilato, lasciando spazio e responsabilità ai singoli candidati. Se faranno un buon risultato per il comico genovese potrebbe essere giunta l’ora dell’addio. VENETO Zaia in vantaggio su tutti. A Tosi solo le briciole LIGURIA Berlusconi spera nel "miracolo" TOSCANA L'unica sfida di Rossi è battere l'astensione UMBRIA Tradizione rossa, Marini favorita MARCHE Spacca si presenta cambiando casacca PUGLIA Impresentabili e liti, elettori disorientati CAMPANIA Caldoro-De Luca all'ultimo respiro
Chi vince e chi perde nelle sette regioni in ballo
Sfide incrociate per capire chi comanderà nel centrodestra
