«Conservatori e riformisti», un bell’ossimoro politico per cercare di tenere dentro tutti senza sbattere le porte in faccia a nessuno. L’avventura di Raffaele Fitto parte dall’Albergo Nazionale di piazza Montecitorio, ma quanti si aspettavano fuochi d’artificio, costituzione di gruppi parlamentari o nuove schermaglie verbali con Silvio Berlusconi restano delusi. Perché il leader dei dissidenti ormai fuoriuscito da FI («un capitolo chiuso, ma la nostra decisione non è rancorosa», ribadisce) preferisce i contenuti alle polemiche. È con quelli che il centrodestra rifondato nel 2018 dovrà battere Renzi. Il Cav è passato dal patto del Nazareno agli insulti, Fitto preferisce cimentarsi sui temi economici. Niente insulti, né verso il premier né verso Berlusconi. In prima fila, mentre annuncia la costituzione dell’associazione «Conservatori e riformisti», ci sono tutti i suoi fedelissimi: Cinzia Bonfrisco, Daniele Capezzone, Nuccio Altieri, Roberto Marti, Antonio Di Staso. Arrivano Maurizio Bianconi e Luciano Ciocchetti. Su quanti altri saranno a seguirlo, però, Fitto, fa pretattica. «Dica trentatrè... (il numero di parlamentari che hanno firmato la lettera a sostegno di David Cameron, leader dei conservatori inglesi nel cui gruppo europeo è confluito Fitto lasciando il Ppe, ndr). Comunque non lo so quanti sono», scherza con un cronista. Poi, serio, spiega: «I gruppi parlamentari autonomi sono l’ultimo dei problemi, questa è una partita che non si gioca con un parlamentare in più o in meno, ma si muove in una prospettiva politica...». L’associazione non ha ancora un simbolo, ma le idee sono chiare: «Riempire lo spazio tra Salvini e Renzi». Porte aperte a tutti Angelino Alfano, Mario Mauro, Flavio Tosi, Corrado Passera, persino Denis Verdini. «Può aderire chiunque, non diamo patenti», dice Fitto, che dà l’impressione di non voler chiudere a quanti s’identificano nel Ppe e di ambire a una sorta di Ulivo di centrodestra, una lista unica - obbligatoria con l’Italicum - nella quale ciascuno può stare con pari dignità politica. Certo, Fitto pone dei paletti: primarie, progettualità, programmi e regole certe e uguali per tutte. Ciò che manca in FI. Numeri alla mano, i fittiani sono 15 alla Camera e 18 al Senato. L’obiettivo è crescere in vista della costituzione dei gruppi parlamentari dopo le regionali. Lo scouting verso i tosiani - 3 a Montecitorio e altrettanti a Palazzo Madama - i Popolari per l’Italia di Mario Mauro, qualche deputato Ncd, l’ex FdI Corsaro, i forzisti Alberto Giorgetto e Fabrizio Di Stefano sarebbe già cominciato.
Fitto acchiappavoti inventa «Conservatori e riformisti»
Presentata l’Associazione: «Per ora niente gruppi» Alla Camera non ha ancora abbastanza deputati LEGGI ANCHE Da Fini a Raffaele, quando l'ex delfino va da solo
