Politica

Da Fini a Raffaele passando per Alfano & Co. Quando l’ex delfino si vuol mettere in proprio

«Che fai mi cacci?» è stata solo la prima di una lunga serie di scissioni. Ecco chi e come ha mollato il Cav

In principio fu Gianfranco Fini. Prima o poi, nel dibattito politico italiano si aprirà una discussione seria sul ruolo del dissenso interno nei partiti, passato, nella notte tra la Prima e la Seconda Repubblica, da valore democratico utile strumento per allargare la base del consenso a intellorabile mancanza di rispetto nei confronti del Capo con la «c» maiuscola. Si affronteranno, prima o poi, gli effetti della crisi della forma partito nel dibattito democratico e quelli del leaderismo esasperato come risposta, per molti insufficiente, a quella stessa crisi di dottrina che ha portato con sé il crollo della concezione di forma partito fondata su regole, progettualità, valori e cultura politica. È un fatto che Renzi costituisca la nemesi del Pd e la catarsi di FI: anche tra i Dem, del resto, cominciano ad affiorare addii, purghe, sberleffi. Così come sono sotto gli occhi di tutti le leadership financo estreme di Beppe Grillo - intollerante con qualsiasi dibattito interno al M5S che non sia a colpi di mouse - e di Matteo Salvini, lesto a sbarazzarsi di Flavio Tosi. Perché nella Seconda Repubblica il dissenso finisce di solito in un’espulsione, in una scissione o, nel caso del centrodestra, nella fondazione di un partito. In principio fu Gianfranco Fini, dicevamo. L’ex delfino di Berlusconi, archiviata in modo forse troppo leggero l’esperienza di An, fondò col Cav il Pdl, salvo poi alzare contro di lui l’indice e sbraitargli in faccia il famoso «Che fai, mi cacci?» il 22 aprile del 2010. A seconda dei punti di vista, Berlusconi lo cacciò o fu Fini ad andarsene. S’è scritto molto anche sul ruolo del Quirinale in quella delicata fase politica che portò di lì a un anno alle dimissioni di Berlusconi che lasciò Palazzo Chigi sfrattato dallo spread. Di certo l’esperienza di Fini da leader di Futuro e Libertà è stato sfortunatissima. Fini ha inseguito il sogno del Grande Centro, prima con Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli, poi con Scelta Civica di Mario Monti. La sua parabola si spense alle politiche del 2013: fuori dal Parlamento. Oggi predica la rinascita di un centrodestra che a ben vedere è stato lui ad abbandonare. Perché così come non poteva esistere la Dc all’opposizione, allo stesso modo non esiste un centro se non è di governo, non esiste un centro a meno che non sia in coalizione e alternativo a uno dei due poli. L’esperienza di Casini, Fini e Scelta Civica sta lì a testimoniarlo. Esperienza più fortunata quella di Ignazio La Russa, Maurizio Crosetto e Giorgia Meloni, che il 21 dicembre 2012 hanno abbandonato alla vigilia delle scorse politiche il Pdl per fondare Fratelli d’Italia, riuscendo ad eleggere 9 deputati. Un risultato non proprio da buttare. Oggi i sondaggi continuano a dare FdI-An sopra al 4% con uno sbocco che pare naturale: l’alleanza con la Lega di Salvini. Voleva ricostruire il centrodestra, invece, Angelino Alfano, l’ex figlio prediletto di Berlusconi che ruppe col Cav dopo la sua decadenza da senatore nell’agosto 2013 e alla vigilia della rinascita di FI il 15 novembre dello stesso anno. Problemi di linea politica: Berlusconi voleva uscire dal governo Letta, Alfano e i suoi no. Insulti a raffica tra i falchi e le colombe, poi la scissione. Seguirono Angelino in tanti, molti di loro fedelissimi berlusconiani fino a un minuto prima. L’esperienza di Ncd non è stata però esaltante: partito sotto al 4%, quorum alle europee superato solo grazie all’accordo con l’Udc, linea politica ondivaga tra chi vuole andare con Renzi, chi distinguirsi da un governo di cui Alfano sembra succube nonostante i continui sgarbi renziani. Il futuro è nebuloso. Anche Mario Mauro lasciò Berlusconi per seguire Monti: l’esperienza di Sc però si sgretolò quasi subito, così come la fragile alleanza della componente cattolica. La sfida si chiama adesso Popolari per l’Italia. Infine Sveva Belviso: ha lasciato il Pdl per entrare in Ncd salvo poi ravvedersi e rendersi conto che tutti i partiti di centrodestra fanno schifo. Così ha preferito la navigazione dell’oceano in solitaria fondandone il 40 ottobre 2014 uno tutto suo: Altra Destra. Non parteciperà alle prossime elezi

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