Roma e il Colosseo sono sempre nei pensieri dell'Isis. Una foto pubblicata su Twitter mostra un murales nella città di Mosul, in Iraq, in cui si vede un combattente armato che guarda uno dei monumenti più rappresentativi dell'Italia. A dividere lo jihadista dal Colosseo c'è solo il mare. È l'ennesimo inquietante messaggio che i seguaci dello Stato islamico inviano al nostro Paese, considerato terra di conquista e approdo finale della jihad. L'immagine è stata pubblicata da uno dei tanti account di mujaheddin che popolano il social network. La Rete, dunque, si conferma lo strumento per eccellenza della propaganda del Califfato che, secondo quanto denunciato da Hassan Al-Daajah, esperto di sicurezza e social media, ha oltre 46mila siti Internet di sostegno. Un potenziale enorme, che consente una diffusione massiccia e globale del messaggio jihadista raggiungendo seguaci in ogni parte del mondo. In un'intervista rilasciata al quotidiano al-Watan, al-Daajah spiega che circa 17 milioni di cittadini sauditi sono a rischio di diventare vittime del terrorismo elettronico. «Quando abbiamo visto che circa 17 milioni tra donne e uomini sauditi stanno usando Internet, abbiamo compreso le dimensioni del pericolo elettronico che sta minacciando la nostra società - ha detto l'esperto - Se le autorità di Riad non agiscono velocemente potrebbe aumentare l'influenza dell'Isis sulla società saudita». L'allarme, però, non riguarda solo l'Arabia Saudita. Nel mondo sono migliaia i siti che propagandano il messaggio dei terroristi e che servono per divulgare foto, video e comunicati del Califfato e di tutti i gruppi legati all'integralismo islamico. In Italia sono oltre 76 gli indirizzi più pericolosi e più cliccati, secondo un recente monitoraggio incrociato tra polizia postale, intelligence e Antiterrorismo, a cui collegarsi per accedere ai forum, ai siti di informazione che ospitano predicatori estremisti e imam itineranti, che trattano di finanziamenti e chat su cui comunicare in codice. Una galassia web sterminata e solo in parte nota al sito americano "Site" che supervisiona i siti islamici più radicali. Per non parlare dei blog dello Stato islamico in cui si trovano foto, commenti e articoli sulle attività degli jihadisti, il punto sulla guerra e la conquista dei territori, oltre alla solita propaganda. Per al-Daajah, infatti, «i siti Internet sono un buon mezzo di propaganda per Daesh (acronimo arabo dell'Is, ndr) in quanto permette di eludere i controlli fisici, la supervisione e le restrizioni. Questi siti sono facilmente accessibili e si stanno diffondendo tra molti esponenti della società saudita». Secondo uno studio recente dell'organizzazione americana The Brookings Project, dal titolo «The Isis Twitter Census», solo negli ultimi mesi del 2014 sono stati creati 46mila account da parte di simpatizzanti dell'organizzazione terroristica che in maggioranza si trovano in Siria, Iraq e Arabia Saudita. A seguire Usa e Gran Bretagna, mentre un solo account è stato individuato in Italia. Il 73% di questi sono scritti in arabo, il 18% in inglese e il 6% in francese. Lo studio, inoltre, ha evidenziato come lo zoccolo duro di utenti iper-attivi sia compreso in una forbice che va dai 500 ai 2000 account, che in media hanno 1000 follower a testa. Quelli ufficiali, cioè i profili che apparterrebbero direttamente all'Isis, sarebbero 79. L'esperto saudita, nella sua intervista, ha anche evidenziato come le organizzazioni terroristiche hanno aggiornato i loro messaggi utilizzando sempre più di frequente toni «emozionati e appassionati» anche per «denigrare e manipolare le idee e il pensiero degli imam moderati». Per convincere i giovani musulmani ad aderire alla jihad, poi, «i terroristi presentano i governi arabi e islamici come fantocci in mano ai Paesi occidentali» ai quali attribuiscono «tutte le catastrofi e i disastri che pesano sui musulmani» e che «dipendono dalle azioni fallimentari di questi governi». Un vero e proprio lavaggio del cervello 2.0 per indottrinare e arruolare nuovi combattenti. L’allarme, quindi, è mondiale e potrebbe coinvolgere anche alcuni dei profughi che arrivano in Italia con i gommoni. A tal proposito ieri il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha lanciato l'ennesimo avvertimento: «Uno dei problemi è che ci possono essere dei combattenti stranieri, dei terroristi che si nascondono, si mescolano con i migranti». Ipotesi questa che ieri non è stata esclusa anche dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti: «Ad oggi non abbiamo evidenza che ci siano state infiltrazioni - ha detto - è ovvio che sui grandi numeri non si può escludere».
L’Isis pronto a conquistare il Colosseo
Per la propaganda dello Stato Islamico è il simbolo dell’Occidente infedele. Secondo gli esperti di social e sicurezza il Califfo può contare su 46 mila siti
