Politica

«L’Isis viaggia con i barconi libici»

La rivelazione del ministro dell’Informazione di Tobruk alla tv inglese «Sanno che la polizia non sa distinguere un terrorista da un profugo»

I jihadisti dello Stato Islamico entrano in Europa nascosti sui barconi degli immigrati dalle bande di trafficanti che operano nel Mediterraneo. Ennesimo sconvolgente allarme per l’Italia che riguarda ancora gli sbarchi di profughi sulle coste. A distanza di una settimana, infatti, il rischio che tra le persone che arrivano nel nostro Paese attraverso le rotte del Mediterraneo possano nascondersi i terroristi dell’Isis è di nuovo al centro dell’attenzione. Il 12 maggio scorso il ministro dell’Informazione del governo libico di Tobruk, Omar al Gawari, aveva già denunciato le infiltrazioni jihadiste tra i profughi. Questa volta, invece, il monito arriva da Abdul Basit Haroun, consigliere del governo libico, intervistato dalla Bbc. Haroun cita come fonte delle sue informazioni proprio i trafficanti che operano nelle zone del Nord Africa, controllate dai militanti, ai quali Isis consentirebbe di continuare a svolgere indisturbati il "lavoro" in cambio di metà dei loro guadagni. L’aspetto più inquietante denunciato dal consigliere libico, però, è quello secondo cui sui barconi dei disperati in fuga dalle guerre, Isis carica i suoi uomini per inviarli in Europa «perché la polizia europea non sa chi appartiene all’Is e chi è invece un rifugiato». Sulle barche che partono alla volta dell’Italia, quindi, potrebbero nascondersi numerosi jihadisti che, come sostiene Haroun, «spesso siedono separatamente dagli altri migranti». Un allarme continuo, dunque, che da mesi arriva da più parti. Il 25 gennaio scorso Il Tempo aveva denunciato l’ingresso dell’Isis nel traffico di migranti in partenza dalla Libia e l’infiltrazione di terroristi sui barconi. Secondo fonti libiche de Il Tempo , infatti, sarebbero già centinaia gli jihadisti arrivati sulle nostre coste utilizzando i barconi. Una volta sbarcati riescono a spostarsi e sparire grazie alla totale assenza di documenti e alla possibilità di eludere molto facilmente i controlli. Molti clandestini, infatti, danno false generalità e rifiutano il fotosegnalamento e di lasciare le impronte digitali. Un modo per muoversi nell’anonimato più totale. Solo negli ultimi mesi, secondo fonti investigative de Il Tempo , sono state rintracciate 125 persone entrate in Italia nonostante il divieto di accesso nell’area Schengen. Molti erano segnalati per attività eversive, in alcuni casi anche legati all’estremismo islamico, e per terrorismo. A Roma, nelle settimane scorse, la polizia ha arrestato un cittadino libico, immigrato irregolare con il divieto di accedere all’area Schengen perché segnalato per reati legati al terrorismo. Del resto l’allarme sul rischio infiltrazioni pericolose nei barconi è stato lanciato da mesi, e da più parti. Dall’inizio dell’anno, infatti, sull’argomento si registra almeno un alert al mese. Lo stesso Stato islamico in un rapporto pubblicato in Rete a gennaio, ha svelato i piani di attacco all’Europa, che passano anche attraverso lo sbarco sulle coste italiane di miliziani che utilizzano le rotte dei migranti. Come se non bastasse a febbraio i servizi segreti britannici, attraverso documenti segreti pubblicati dal Daily Telegraph, hanno rivelato l’intenzione dell’Isis di infiltrarsi sui barconi dei migranti «per attaccare le navi dei crociati». Ad aprile, poi, sull’argomento è tornato l’ambasciatore libico presso la Santa Sede, Mustafa Rugibani, che ha sottolineato «un rischio molto alto che l’Isis usi i barconi dei migranti per infiltrare terroristi in Italia e in Europa e - ha aggiunto - una volta arrivati non sarà difficile per loro trovare armi al mercato nero». Il pericolo di infiltrazioni jihadiste è stato lanciato anche dalla Dda di Palermo, che a marzo ha avanzato l’ipotesi che «dietro gli sbarchi ci sono gruppi armati libici», in alcuni casi legati allo Stato islamico.

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