Politica

Killer via mare? Alfano nega l’evidenza

Il ministro guida il fronte degli «scettici» nonostante i «segnali» dal Nordafrica

«Fin qui non abbiamo traccia di presenze di terroristi sui barconi. Questo non significa che abbiamo abbassato la tensione e l’attenzione, che rimangono altissime su questo argomento». Anche dopo l’ennesimo allarme sul rischio di infiltrazioni jihadiste in mezzo ai profughi che arrivano con i gommoni dalla Libia, il ministro dell’Interno Angelino Alfano smentisce l’esistenza di questa possibilità pur sottolineando che non «abbiamo abbassato la tensione e l’attenzione, che rimangono altissime su questo argomento». Nonostante gli alert che da mesi arrivano da più parti, dunque, molti esponenti del governo e non solo continuano a rifiutare l’ipotesi che l’Isis traghetti terroristi dalla Libia all’Italia utilizzando le rotte dell’immigrazione clandestina. Lo stesso Alfano, però, in un’intervista rilasciata a Repubblica il 16 febbraio scorso, proprio sul rischio di infiltrazioni jihadiste tra gli immigrati si era mostrato meno scettico: «Nessuno può escluderlo, ma non si può creare un nesso. Certo, l’avanzata del Califfato in Libia accentua tutti i profili di rischio». Ieri, però, ha chiarito che su questo tema «hanno indagato peraltro anche varie Procure e non hanno trovato fin qui riscontri», aggiungendo che «questo ci porta a essere egualmente attenti nella consapevolezza che non c’è un Paese a rischio zero e che dobbiamo stare veramente con un’allerta sempre alta». Anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in questi mesi più di una volta ha voluto allontanare l’ombra della presenza jihadista sui gommoni carichi di disperati: «I terroristi non arrivano in zattera - ha detto in una dichiarazione del 22 febbraio scorso - Non credete a chi vi dice che con gli immigrati sui barconi arrivano i terroristi». A seguito dell’allarme lanciato la settimana scorsa dal ministro dell’Informazione del governo libico di Tobruk, Omar al Gawari, che ha annunciato come nelle prossime settimane sui barconi carichi di immigranti che quotidianamente sbarcano sulle nostre coste ci saranno anche i terroristi dell’Isis, anche la nostra intelligence non ha confermato la notizia. Secondo gli 007, infatti, si tratta solo di propaganda perché «non ci sono evidenze che ciò possa accadere e sia accaduto». Inoltre, i nostri servizi segreti hanno spiegato che «il viaggio sui gommoni è rischioso e carico di insidie, molto pericoloso e poco redditizio. Se proprio l’Isis volesse arrivare in Italia lo farebbe utilizzando altri mezzi». Al coro di scettici si è aggiunto anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che, nei giorni scorsi, proprio riferendosi agli alert che arrivano da Tobruk, ha dichiarato: «Ma se c’è un commando che vuole fare un attentato, si mette in gommone che rischia di affondare e viene intercettato e controllato? Non mi sembra la via maestra». A fine gennaio, però, anche il titolare della Farnesina aveva ammesso che «ci sono di rischi di infiltrazione, anche notevoli, di terroristi dall’immigrazione. Per fortuna i nostri apparati di sicurezza sono allertati e funzionano, ma questo non ci consente di abbassare minimamente il grado di preoccupazione». Insomma, un fronte del «no» che tenta, anche se in modo discontinuo, di allontanare l’idea che il pericolo degli jihadisti e dell’Isis arrivi dal mare, mentre da più fonti arrivano indicazioni contrarie.

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