Il Partito democratico scopre la «questione meridionale». Se Matteo Renzi, all’indomani della sua elezione a segretario, aveva definito il Pd romano «il peggior Pd d’Italia», guardando cosa sta accadendo nel Mezzogiorno dovrà estendere il poco lusinghiero primato. In Sicilia, ad esempio, le primarie per scegliere i candidati locali hanno portato a situazioni a dir poco paradossali, con personaggi vicini a partiti di centrodestra che sbaragliano la concorrenza democratica e stravincono ai gazebo. Il caso di Agrigento è particolarmente curioso al riguardo: le primarie incoronano Silvio Alessi, uomo di Riccardo Gallo, leader di Forza Italia. Ma può un esponente di centrodestra guidare la coalizione di centrosinistra «Agrigento 2020»? I renziani corrono ai ripari ipotizzando l’annullamento delle primarie, ma la fruttata ormai è fatta. E cosa dire del caso Campania? Per scegliere il candidato governatore scoppia una vera e propria bagarre, una guerra senza esclusione di colpi che vede coinvolti il re delle tessere e sindaco di Salerno Vicenzo De Luca, l’ex Sel Gennaro Migliore e Andrea Cozzolino. Primarie sì, primarie no. Il dibattito si apre e fatica a chiudersi anche perché c’è un problema: De Luca è stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio e, se venisse eletto governatore della Campania, sarebbe costretto a dimettersi un istante dopo per effetto della legge Severino o, eventualmente, a fare ricorso. C’è un precedente illustre, quello del sindaco di Napoli ed ex magistrato Luigi De Magistris, colpito sì dalla Severino ma vittorioso nel ricorso al Tar. Ma nel frattempo la giurisdizione è cambiata e la materia non è più di competenza della giustizia amministrativa, bensì di quella ordinaria. Una matassa ingarbugliata. Nel frattempo le primarie vengono rinviate di settimana in settimana, finché non vengono celebrate e, ovviamente, le vince proprio lui, il signore delle tessere Vincenzo De Luca, capace di far trionfare alle primarie per la premiership Bersani, salvo poi cambiare idea ed essere decisivo a Salerno per far sbancare la candidatura di Renzi al congresso nazionale. De Luca vince le primarie e per prima cosa chiede al governo di abrogare la legge Severino. Ancora oggi, il sindaco di Salerno si dice certo che il Parlamento provvederà al più presto. Nel frattempo al Nazareno si pensa di cambiare candidato con la scusa del nodo-alleanze. Si sonda la disponibilità del guardasigilli Andrea Orlando, Ncd prova a far passare la candidatura del proprio coordinatore nazionale Gaetano Quagliariello. Alla fine resta tutto così com’è. E Renzi, pochi giorni fa, ammette che sì, le primarie vanno bene per scegliere il segretario e «sono meglio dei caminetti» ma «hanno dei limiti». E dopo regionali e amministrative, a urne chiuse, «bisognerà discuterne»: proverà a far cambiare verso a tutto il Pd. Non solo a quello nazionale.
Il Pd scopre la questione meridionale
Impresentabili, caos primarie, faide locali: il Partito democratico che non cambia verso I CASI Puglia - Campania -
