Politica

Da Lupi a De Luca Due figli e due misure

Regionali Il garantismo nel Pd vale per gli amici Come cambia la politica sulle consulenze ai figli

Da un parte Luca, figlio dell’ex ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi; dall’altra Piero, il cui papà, Vincenzo De Luca, è il sindaco di Salerno in corsa per la poltrona di governatore in Campania. Sullo sfondo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e i suoi ormai abituali due pesi e due misure. E già, perché se il premier ha silurato in un battibaleno il suo ministro quando nelle carte dell’inchiesta sulle Grandi Opere sono emerse le regalie al figlio, molto tollerante, iper garantista e assai comprensivo, si è invece dimostrato con il primo cittadino di Salerno. Non solo perché quest’ultimo è condannato per abuso d’ufficio e dunque destinato, in caso di vittoria, a mollare la poltrona per via della legge Severino (che Renzi ha escluso, per ora, di voler modificare), ma anche perché il figlio Piero, come riportato ieri dall’Huffington Post, è stato destinatario di alcune consulenze da parte di una società che ha tratto sicuro vantaggio da un progetto urbanistico realizzato proprio a Salerno, cioè nella città dove Vincenzo De Luca, nel suo ruolo di sindaco ma non solo, la fa da anni da padrone. Per capire di che si tratta occorre fare un balzo indietro nel tempo di 12 anni. È il 2003, De Luca, dopo aver ricoperto la carica di sindaco dal 1993 al 2001, è parlamentare dei Ds, mentre primo cittadino è il suo ex capo segreteria, Mario De Biase (sui manifesti di quella campagna elettorale c’era scritto «per votare De Luca vota De Biase»). In ballo c’è la variante urbanistica che permetterà di spostare la Manifatture Cotoniere Meridionali nella nuova zona industriale della città, e far sorgere a Fratte, territorio in cui si trovava fino a quel momento, un centro polivalente con galleria commerciale e supermercato della Coop. Una delocalizzazione, quella della Mcm, che costerà al suo titolare, Gianni Lettieri, presidente dell’Unione industriali e successivamente esponente del Pdl, allo stesso De Luca e a De Biase, un’accusa per truffa e falso, conclusasi con l’assoluzione, chiesta dallo stesso pm, di tutti gli imputati. Ma è nelle maglie di questa operazione che s’innestano le consulenze di Piero De Luca, figlio dell’aspirante governatore. A dargliele, infatti, è proprio la Mcm, coinvolta nel progetto urbanistico del Comune di Salerno. La prima risale al 2004, è della durata di sei mesi e l’importo è pari a 7.250 euro. La seconda, di poco tempo dopo, e un po’ più cospicua, 7.818 euro, e proviene, ancora una volta, dalla Mcm. Ma non è tutto. È ancora l’Huffington Post a rivelare che Piero De Luca ha lavorato anche nello studio legale romano Clarizia, che ha fra i suoi clienti proprio il Comune di Salerno nel contenzioso davanti al Consiglio di Stato riguardante il Crescent, un complesso urbanistico per le cui presunte irregolarità è sotto processo, insieme ad altre 21 persone, anche lo stesso sindaco De Luca. Ma la vicenda più delicata che vede coinvolto il figlio del primo cittadino, e che però non toglie il sonno a Renzi come ha fatto il Rolex regalato al figlio di Lupi, è quella che riguarda il fallimento della società Ifil C&D, una controllata del pastificio Antonio Amato. In questo caso Piero De Luca è sotto inchiesta per concorso in bancarotta fraudolenta e con lui sono accusati anche il titolare della Ifil, Mario del Mese (che ha già patteggiato in una seconda inchiesta, quella sul crac Amato), nipote dell’ex deputato dell’Udeur, Piero, e Giuseppe Amato junior, rampollo della «dinastia» dei pastai salernitani. Il 4 maggio scorso il Tribunale fallimentare di Salerno ha depositato la sentenza di fallimento della Ifil pronunciata ad aprile dalla corte d’Appello. Atto atteso dai pm che conducono l’indagine, i quali, in attesa della pronuncia sul fallimento, avevano inizialmente indagato De Luca e soci per appropriazione indebita. Una decisione, quella dei giudici fallimentari salernitani, in parte inattesa, visto che per ben due volte, nei mesi scorsi, avevano respinto la richiesta del pm Vincenzo Senatore. Il prossimo appuntamento è per settembre, quando saranno accertati i debiti della Ifil, società che ha lavorato, come riporta sul suo blog la cronista Angela Cappetta, anche in due cantieri pubblici legati al Comune: piazza della Libertà e Cittadella giudiziaria. L’inchiesta che vede coinvolto il figlio dell’aspirante governatore ha a che fare soprattutto con dei viaggi all’estero. Secondo i magistrati, infatti, il giovane De Luca e sua moglie avrebbero ricevuto dalla Ifili 24mila euro in biglietti aerei, cagionando, affermano i pm, «un danno patrimoniale di rilevante entità» compiuto «nella piena consapevolezza di trarre indebito vantaggio patrimoniale». Voli che sarebbero stati pagati dalla società di Del Mese anche all’ex consorte di Vincenzo De Luca, Rosa Zampetti, mamma di Piero. Nel corso dell’indagine i magistrati hanno interrogato Giuseppe Amato, coinvolto nel crac finanziario del pastificio, il quale, senza troppi giri di parole, ha dichiarato: «Mario Del Mese mi raccontava di viaggi in Lussemburgo per raggiungere Piero De Luca, al quale portava soldi da versare sul conto in Lussemburgo, proventi della Ifil (…). Una volta Del Mese mi riferì che Piero De Luca in realtà era un socio occulto della Ifil», società impegnata, tra l’altro, anche in un’altra opera pubblica salernitana, quello stesso Crescent che sta causando guai giudiziari al sindaco. Le accuse pronunciate da Amato sono sempre state respinte da De Luca figlio, che in Lussemburgo si reca anche perché lavora come referendario alla Corte di Giustizia Europea. Dalla Ifil, sempre secondo quanto riporta Cappetta sul suo blog, sono usciti anche i soldi per gli abiti sartoriali e i soggiorni di lusso prenotati dallo stesso Del Mese, che di Piero De Luca è anche molto amico. Il rapporto fra i due è così stretto che il figlio del sindaco prenotava i suoi voli scrivendo direttamente all’agenzia di viaggio, lasciando così traccia della sua consapevolezza che a pagare il conto dei voli personali ci avrebbe pensato la società finita sul lastrico. Quando uno dei titolari dell’agenzia ha testimoniato davanti ai pm, ha spiegato che «per tutti gli altri viaggi fatti da Piero De Luca, siamo stati preventivamente resi edotti da Mario Del Mese che per i pagamenti se ne sarebbe occupato lui personalmente». Non solo. La titolare di una seconda agenzia di viaggio, la «Curiosando dall’oblò» di Pontecagnano, in un’email ha rimproverato Del Mese per i ritardi nei pagamenti: «Mi ha sorpreso - ha scritto - ricevere l’email del signor De Luca Piero per una nuova prenotazione (…). Ribadisco che non possiamo accettare pagamenti in ritardo». Insomma, nel feudo di Salerno si consumano, da anni, gli affari politici ed economici della famiglia De Luca. Ora resta solo da capire se Matteo Renzi, in questo caso, si sveglierà garantista o giustizialista.

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