Politica

Campania, per il voto fascisti e indagati si scoprono Democratici

Non solo De Luca. Da mesi il dossier Campania agita il Nazareno, complice un partito totalmente incontrollabile e il potere dei ras locali difficilmente contrastabile. Esempio lampante ne è stata la gestione delle primarie. La segreteria Democratica ha provato a impedirle in tutti i modi per evitare lo scontro fratricida tra i due boss delle preferenze Vincenzo De Luca e Andrea Cozzolino. Renzi aveva pensato alla carta Gennaro Migliore, ma alla fine De Luca e Cozzolino non hanno desistito, dando vita a una sfida su cui pesano diverse irregolarità segnalate ai seggi. De Luca ha vinto aprendo un nuovo problema, la decadenza che lo colpirà se eletto governatore a causa della legge Severino. Non contenti, all’ombra del Vesuvio non si sono fatti mancare nulla, specie nelle liste civiche collegate all’ex sindaco di Salerno. Candidati con problemi con la giustizia, cosentiniani convertiti al centrosinistra, persino esponenti con vantati trascorsi fascisci, come Carlo Aveta, sempre fiero delle sue passate visite a Predappio. E così Renzi, dopo essere stato pressato pressiono dallo scrittore di Roberto Saviano, ha dovuto ammettere: «Certi candidati nelle liste civiche non li voterei neanche io. Ma almeno la lista del Pd è pulita». Poi un endorsement inaspettato al candidato del centrodestra Caldoro: «Con lui a livello istituzionale ho sempre lavorato bene». Quasi a voler tirare la tirata all’avversario. Con la consapevolezza, forse, che solo una sconfitta del centrosinistra potrebbe permettere un serio repulisti.

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