Politica

Batosta del Csm a Renzi «Riforme errate e dannose»

Il testo sulla corruzione «disorganico e insufficiente»

Nuova bocciatura per le riforme di Matteo Renzi. Stavolta l’affondo non arriva dai sindacati, ma dal Consiglio superiore della magistratura. L’organo di autogoverno delle toghe infatti bolla come «disorganica e insufficiente» i provvedimenti anticorruzione e accusa il legislatore di eccessive «cautele e timidezze». Secondo il parere espresso dalla sesta commissione del Csm approvato all’unanimità - che sarà votato la prossima settimana dal plenum - «i singoli sporadici e frammentari interventi realizzati, ed in gran parte attualmente solo annunciati dal legislatore» per il contrasto alla corruzione «risultano per la loro disorganicità insufficienti». Il parere - di cui è relatore il presidente della commissione, il togato Piergiorgio Morosini - chiede al legislatore «una piena assunzione di responsabilità e il superamento di cautele e timidezze che troppo spesso hanno intralciato il cammino» per «contrastare efficacemente un fenomeno criminale di siffatta ampiezza, pervasività e ramificazione, ed i conseguenti intollerabili costi sociali in termini di risorse e di effettività della funzione democratica dello Stato». «È necessario un intervento organico a tutto campo - sottolinea la commissione - operando su ciascuno snodo degli inscindibili nessi tra il piano amministrativo, quello istituzionale, quello penale sostanziale, nonché degli strumenti investigativi e dei modelli processuali». Secondo la sesta commissione del Csm, inoltre, nel dibattito sulle intercettazioni sono state ipotizzate «soluzioni estreme secondo cui i contenuti delle intercettazioni non sarebbero mai pubblicabili se non per sintesi» con «previsione addirittura di sanzioni detentive per i giornalisti che violano tale divieto». Un orientamento «oltremodo penalizzante per la libertà di informazione e, quindi, per la possibilità del cittadino di conoscere nei dettagli fatti di rilievo penale che coinvolgono uomini e vicende di interesse pubblico». «Se spetta certamente al legislatore fornire indicazioni o stabilire regole volte ad escludere ogni forma impropria di utilizzo degli atti in nome della riservatezza - osserva il parere - qualsiasi misura attuativa dei predetti criteri dovrà essere sempre valutata con grande prudenza e accuratezza vista la pluralità di interessi in gioco, tutti di rango costituzionale». Per quanto riguarda infine la prescrizione, secondo il Csm è «quanto mai opportuna» una «rivisitazione generale dell’istituto della prescrizione» che «prescindendo da interventi settoriali volti all’allungamento dei termini per alcune figure di reato che toccano interessi particolarmente sensibili, giunga a una sua riforma organica, prevedendo il definitivo arresto del decorso del termine prescrizionale una volta che sia stata esercitata l’azione penale o, almeno, sia stata pronunciata la sentenza di primo grado». «La soluzione proposta nel disegno di legge» che prevede lo stop di due anni dopo la condanna di primo grado e di un anno dopo l’appello, a giudizio della commissione, «presenta alcun aspetti positivi, pur con alcuni punti di criticità».

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