Maniche di camicia, lavagna e gessetti. Così il premier Matteo Renzi illustra in un video di 17 minuti e 39 secondi cos'è il ddl "Buona Scuola". Dopo giorni di polemiche e dopo gli incontri con i sindacati il presidente del Consiglio fa lezione e in nove capitoli spiega la riforma del governo. "Parliamo di scuola perché questo tema sta diventando il tema fondamentale del dibattito politico di queste ore - dice il presidente del Consiglio - Sono proprio contento che finalmente la scuola sia al centro della discussione. La buona scuola c'è già in Italia: è la professoressa che, nonostante il controsoffitto o le difficoltà della banda larga, insegna ad allargare il cuore con la poesia; è l'insegnante che fa una orchestra in periferia. Sono tanti uomini e tante donne che si impegnano con coraggio". Ecco i 5 punti della riforma. "Il primo punto è la cosa più urgente, non la più importante, l'alternanza scuola-lavoro. L'obiettivo è di ridurre il 44% di disoccupazione giovanile, è l'urgenza numero uno" spiega il premier aggiungendo: "Il secondo punto è la cultura umanista, nella buona scuola chiediamo di studiare di più alcune materie, di fare un investimento più forte non solo sugli skills professionali, sui curricula, di educare un cittadino". Il punto tre Renzi lo sintetizza con "più soldi agli insegnanti. Un dato oggettivo: oggi gli insegnanti hanno perso parte dell'autorevolezza sociale che avevano negli altri anni". Il premier racconta una sua esperienza: "La mia maestra Eda entrava nel bar ed era autorevole mentre oggi il prestigio sociale è venuto meno, colpa anche di noi nuovi genitori. Quindi, intervenire per dare più soldi agli insegnanti non per autorevolezza sociale ma perchè è un fatto di giustizia: 500 euro annuali a tutti insegnanti". Renzi poi parla dei 200 mln per la valutazione degli insegnanti: "È una cosa che ha fatto arrabbiare in tanti, ma non può valere il principio nessuno mi può giudicare. Capisco le opinioni variegate, chi dice che diamo troppi poteri al preside, ma c'è un nucleo di valutazione che deciderà e il principio è dare soldi a chi li merita". Al quarto punto Renzi mette "l'autonomia, una parole che risale ai tempi di Berlinguer. Che vuol dire? Togliere potere alle circolari ministeriali che in uno stretto burocratese decidono il futuro dei ragazzi. Macché svendere ai privati? Non cambia niente per il Consiglio di istituto. Presidi sceriffi? Il preside ha responsabilità in più ma non farà mai lo sceriffo". L'ultimo punto, in cui si va sul delicato e la continuità - prosegue Renzi - Solo quest'anno si assumono più di 100mila persone che avevano diritto, lo Stato non aveva mantenuto la parola. Assumendo più persone la scuola funzionerà con stabilità educativa". Il governo esclude fiducia sul ddl. Il primo passaggio è secco, affidato a una comunicazione informale di palazzo Chigi: nessuna fiducia sul ddl sulla scuola, si lavora a un percorso di ascolto e condivisione. Il secondo è di forma e sostanza, per il secondo giorno consecutivo la sala Verde di palazzo Chigi resta aperta per ascoltare studenti e genitori. Il terzo è molto esplicito: gessetti colorati in mano, alla lavagna (montata nella biblioteca Chigiana) in 18 minuti la "Buona Scuola" viene illustrata punto per punto. Il premier pesa le parole, ed è esplicito: "Discutiamo serenamente della riforma, che non può essere un prendere o lasciare, su cose concrete non su slogan ideologici". Nel pomeriggio, tra l'altro, Renzi vede il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio per annunciare che è stata firmata la circolare da 4 miliardi di investimenti per l'edilizia scolastica. Ma, nelle pieghe di un discorso aperto anche all'ammissione di colpe (qualche errore l'abbiamo commesso"), Renzi qualche sassolino dalla scarpa se lo leva: "Non apprezzo alcuni toni, le polemiche, i boicottaggi sui test Invalsi". Più chiaramente, è un "fatto oggettivo che quando si chiede ai ragazzi di boicottare i test Invalsi o si minaccia il blocco degli scrutini non si fa un servizio alla scuola o ai ragazzi". Ma non è il giorno delle polemiche, così in serata ogni focolaio di discussione viene spento sempre dallo stesso premier che si rivolge con una lettera ai 600mila docenti: "Scriviamo insieme una pagina nuova", si legge nelle tra l'altro nel messaggio.
Scuola, Renzi alla lavagna: "Basta boicottaggi"
Il presidente del Consiglio spiega i punti principali della riforma in un video di 17 minuti: "Scriviamo una pagina nuova". Domani inizia l'iter alla Camera, il governo esclude la fiducia
