Insulti pesanti. A decine e decine. E alla fine l’autorità giudiziaria ieri mattina ha chiuso il profilo Facebook di Simone Borgese, il cameriere trentenne che ha stuprato, per sua stessa ammissione, la povera tassista. Su quel profilo, aperto a chiunque volesse saperne di più, c’era tutta la vita dell’aggressore, una persona all’apparenza come tante. Le foto da solo, con gli amici e soprattutto con la figlia di soli sette anni. Circostanza che ha colpito particolarmente i fruitori del social network. «Come può un padre di famiglia aver fatto questo?», uno dei commenti lasciati sul profilo di Borgese. E ancora: «L’ennesimo padre di famiglia che ha sbroccato»; «Bastardo, sei anche un padre di famiglia»; «Infame schifoso». E sono solo alcuni dei commenti meno pesanti. Perché per lo più, le frasi sono irripetibili. E non sostenibili da una bambina così piccola che si è ritrovata nel giro di poche ore un papà-mostro sbattuto in galera. Con la madre, separata dal suo papà, che ora dovrà farsi carico anche di proteggerla il più possibile dall’incubo in cui, ignara, anche la bambina è finita. Perché un papà bollato come stupratore e finito in carcere non si può capire e digerire, all’età di sette anni. Nè mai. Tra le foto postate sul profilo di Borgese, inoltre, ne è spuntata anche una di Simone sorridente, Paolo Bonolis che gli dice qualcosa all’orecchio, mentre lui se ne sta seduto in platea. Lo stupratore, nel 2012, ha partecipato a una puntata della trasmissione televisiva «Avanti un altro», condotta per l’appunto da Bonolis. E intanto il Campidoglio ha deciso che si costituirà parte civile nel processo contro lo stupratore della tassista. «Come ho detto fin dall'inizio - ha spiegato il sindaco di Roma, Ignazio Marino - si tratta di un crimine terribile che colpisce l'intera città, compiuto oltretutto ai danni di una lavoratrice che stava svolgendo un servizio pubblico. Ho manifestato alla vittima tutta la mia vicinanza rispettando le sue ovvie esigenze di riservatezza. Roma è al suo fianco». E il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha detto: «Sicuramente, l'aver consegnato alla giustizia il responsabile è un atto importante e voglio ringraziare e fare i complimenti agli investigatori e alle forze dell'ordine per la tempestività, per la capacità e la scientificità con la quale hanno raggiunto l'obiettivo. Mi auguro - ha concluso il Governatore del Lazio - che tutto questo possa essere un disincentivo per gli altri mille casi di violenza che si generano purtroppo nel nostro Paese. Nessuno si illuda che la violenza contro le donne possa rimanere impunita».
Si scatena la rabbia su Facebook
Il profilo dell'arrestato chiuso per tutelare la figlia di sette anni
