In quel terminal 3 che ieri incredibilmente emanava un odore ancora più insopportabile dei giorni immediatamente successivi al rogo, non vuole lavorare più nessuno. Quattro dipendenti del controllo sicurezza dell’aeroporto, spostate dal terminal 1 all’area vicinissima a quella andata a fuoco, sono state portate via dall’ambulanza ieri mattina. Una ragazza, che si era rifiutata perché asmatica, è stata medicata al vicino pronto soccorso per una lieve intossicazione, mentre una collega più temeraria è stata sottoposta a flebo dopo aver dato più volte di stomaco. Mentre sono molti quelli che si riserveranno di chiedere consiglio al proprio medico curante sulla salubrità dell’aria ed eventuali conseguenze sulla propria salute. L’aria, d’altronde, è irrespirabile anche per i passeggeri in coda ai check in coperti come possono per proteggersi dall’odore acre del fumo. «Sono infuriato - racconta un addetto ai controlli di sicurezza del t1 -. Per riaprire velocemente l’area degli imbarchi e dare l’idea di un’emergenza ormai passata, ci costringono a lavorare in una zona dove quello che si respira è tossico. Ieri la gente vomitava ad ogni angolo e oggi non va meglio, perfino la polizia non è voluta andare a prestare servizio ai controlli passaporti. I nostri turni sono di sei, otto ore perché quelli da quattro ormai non si fanno più: è come svolgere le normali mansioni con la testa dentro un sacco di carbone». «Per di più la struttura dell’aeroporto è vecchia e patrimonio intoccabile dell’Unescu - interviene un collega del giovane, che preferisce pure lui non dire il nome «per evitare guai» -. Chi esclude la presenza di amianto o eternit nell’area ridotta in cenere? In quattro sono state portate via dall’ambulanza, ieri altri due. Al controllo sicurezza lavorano ogni giorno, divise per turni, almeno venti persone: vanno sterminate tutte o cosa?». Intanto, tra aperture a tempi record e malcontento diffuso, i tabelloni delle partenze ieri pomeriggio alle 18 erano ancora "imbrattati" da tanti voli cancellati scritti in rosso. Niente da fare per chi sarebbe dovuto partire per Torino, Cagliari, Palermo, Bari, Londra, Milano, Genova, Venezia, Catania, Bruxelles e Amsterdam. Tra quelli invece che si sono visti spostare il volo di due ore, c’è anche chi si è tranquillamente seduto a terra con la chitarra per provare qualche accordo. «Io sono stata fortunata - spiega Ljuba -. Avevo acquistato un biglietto Alitalia andata e ritorno Milano – Roma per un weekend nella capitale. Cancellato il viaggio venerdì, mi sono arrangiata acquistando all’ultimo un biglietto del treno mentre per il ritorno di oggi mi hanno telefonato per comunicarmi che il biglietto che avevo fatto era stato cancellato ma che me ne avevano subito predisposto un altro, avviando al contempo le pratiche per il rimborso. Fare il check in on line è stato però impossibile, quindi sono venuta con un’ora di anticipo in aeroporto per fare la trafila vecchia maniera. Tra poco finalmente parte il volo, o almeno spero».
Aria cattiva, malori tra addetti e utenti
In quattro portati via in ambulanza. Nessuno vuole più lavorare al Terminal 3
