Otto persone ascoltate, perizie tecniche, sopralluoghi. All’aeroporto di Fiumicino le indagini per capire le responsabilità dell’incendio che ha distrutto la sala transiti del terminal 3 proseguono serrate. Mentre gli esperti della Belfor, quelli che hanno ripulito Milano dopo l’assalto dei black block No-Expo, hanno iniziato a bonificare l’area interessata dal rogo. Cercare di dare una spiegazione alla rapidità con cui le fiamme si sono propagate è uno degli obiettivi dei due periti esperti in tema di normative sulla sicurezza nominati dalla Procura di Civitavecchia nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria. Incendio colposo è l’ipotesi di reato inserita nel fascicolo aperto dal pm Valentina Zaratto, che venerdì è rimasta al Leonardo da Vinci fino alle 21. Proprio insieme ai periti per cercare anche di fare chiarezza sulla tempistica delle misure di sicurezza scattate dopo l’inizio del rogo. Il procuratore capo di Civitavecchia Gianfranco Amendola è in attesa di un primo rapporto sull’accaduto da parte della Polaria e dei vigili del fuoco. Secondo quanto testimonierebbero anche i filmati registrati dalle telecamere a circuito chiuso le fiamme sono partite dalla cabina elettrica dietro al bar «Da Gustavo», per poi propagarsi verso il punto di ristoro e, quindi, nei negozi attigui. I rilevatori antifumo del terminal 3, ben diciottomila, hanno fatto scattare l’allarme a mezzanotte. Non è, invece, ancora chiaro, se nella sala transiti ci fosse il sistema anticendio che spruzza acqua e liquidi smorzafiamme dal soffitto. Cercare di saperlo è un esercizio inutile. Bocche cucite in aeroporto. Dagli inquirenti trapela soltantoun numero: otto. Sono le persone ascoltate come testimoni. L’impiegata che per prima ha visto il fumo uscire dal bar «Da Gustavo». La guardia giurata e l’addetto di scalo che hanno tentato di spegnere il fuoco con gli estintori pensando che fosse limitato al bar-tavola calda. Oltre ai responsabili della sicurezza aeroportuale e ad altri testimoni. «È solo l’inizio, non ci sono indagati, stiamo raccogliendo elementi», sottolineano gli investigatori. Ci sono ancora da ascoltare i vigili del fuoco che sono intervenuti sul campo a domare l’incendio. E, soprattutto, gli operai che hanno effettuato la manutenzione sulla cabina elettrica dove è avvenuto il cortocircuito che ha acceso il rogo. L’impianto sembra fosse stato sottoposto ad un intervento di routine nelle ore precedenti il disastro che ha ridotto in cenere 40 negozi e mille metri quadrati di aerostazione. Perizie sono già state effettuate su quel che resta della cabina elettrica. Intanto sono al lavoro anche i tecnici della Belfor Italia, azienda specializzata nel «disaster recovery» incaricata da Aeroporti di Roma di verificare lo stato delle strutture. Ieri hanno cominciato a pulire il terminal 3 e a programmare il ripristino della sala transiti, una volta che la Procura avrà dissequestrato l’area. Le «tute bianche» della Belfor lavoreranno 24 ore su 24 per riattivare gli impianti di climatizzazione e areazione. Poi toglieranno le strutture bruciate. «Tale intervento consentirà la riapertura ai passeggeri dell’area imbarco D del terminal 3 entro una settimana», assicura Adr.
Caccia ai responsabili dell’incendio
Otto interrogati. Nel mirino il sistema anti roghi e chi ha ispezionato la cabina elettrica
